martedì 5 gennaio 2010

Viaggio Multidimensionale.

Naturopathic Research Center: Le strabilianti tecnologie di "Imaging" del Dr. Harry Oldfield

Le strabilianti tecnologie di "Imaging" del Dr. Harry Oldfield
LE STRABILIANTI TECNOLOGIE DI IMAGING
DEL DR. HARRY OLDFIELD

di Evy King (copyright, 2007)

UN PASSO OLTRE! UN VIAGGIO MULTIDIMENSIONALE
Nel 2006 la International Society for the Study of Subtle Energies and Energy Medicine (ISSSEEM) ha conferito al Dr. Harry Oldfield l'Alyce and Elmer Green Award for Innovation per il lavoro da lui svolto, rimarcando che esso "grazie alle sue straordinarie immagini, ci consente di sperimentare la nostra esistenza multidimensionale".
Harry Oldfield, biologo britannico passato alla ricerca sul campo energetico, ha e1aborato il suo sistema di imaging (formazione di immagini, ndt), ovvero la Polycontrast Interference Photography (PIP), negli anni '80; lo ha quindi perfezionato dopo numerosi anni di ricerca sulla fotografia Kirlian, che cattura mutevoli schemi di luce emananti da tutti gli esseri viventi (compresi esseri umani, animali e piante) e persino dai cristalli. L’originaria ricerca del Dr. Oldfield sulla fotografia Kirlian si è incentrata sull'effetto della foglia fantasma: una foglia presa da un albero o da un arbusto viene preparata per una fotografia Kirlian, ma asportandone prima una porzione; in oltre il 50 per cento dei casi la corona di energia delinea la foglia nella sua interezza, ovvero con la porzione mancante inclusa, quindi il sistema KirIian mostra un campo energetico naturale corrispondente alla struttura fisica ed alle molecole della foglia. Utilizzando la sua tecnologia PIP, Oldfield ha successivamente scoperto che tale effetto si verifica anche con le persone, ad esempio nel caso di soggetti sottoposti ad amputazioni di braccia, mani o dita; in rari casi, si sono osservate anche gambe fantasma. Nelle scansioni PIP di soggetti mancanti di arti, si sono verificati casi di immagini raffiguranti un arto fantasma; le immagini PIP hanno inoltre delineato un braccio ed una mano fantasma - invisibili ad occhio nudo - associati ad un guaritore spirituale.

Metodo di Elettro-Scansione (ESM)
Dopo aver osservato, nel contesto del lavoro con la fotografia Kirlian, che dai soggetti emanavano frequenze sonore e radiofrequenze, oltre che luce, Harry Oldfield ha elaborato una tecnica da lui denominata Metodo di Elettro-Scansione, o ESM, stabilendo che, oltre che nelle frequenze della luce, vi devono essere informazioni sui soggetti anche nelle altre due frequenze. Abbassando la tensione ed aumentando la frequenza, egli è riuscito ad introdurre segnali riconoscibili nell'intero organismo di un essere umano o di un animale (oppure in determinati altri oggetti).
Le misurazioni del campo di energia effettuate in svariati punti consentono la formazione di un'immagine in tre dimensioni (e di fatto in tempo reale), alquanto simile all'immagine sonar derivata per illustrare la conformazione dei fondali oceanici. La fotografia Kirlian si limita a fornire un'immagine a due dimensioni, mentre l'ESM è in grado di fornire informazioni numeriche in 3D a livelli di decibel sul campo energetico di un soggetto, tanto a livello superficiale quanto a distanza ravvicinata.

Terapia con Elettro-Cristalli (EleCT)
Il campo energetico degli esseri umani e degli animali è complesso e varia a seconda dello stato fisico e mentale dei soggetti. Le variazioni di tale campo di energia sono misurabili tramite l'ESM ed altre tecniche. Harry era alla ricerca di un metodo per ristrutturare il campo di energia e ripristinarla a livelli normali; ovviamente, un soggetto il cui organismo viene coadiuvato in direzione di uno stato di sano equilibrio è maggiormente in grado di avviare un processo di auto guarigione. Gli studi di Oldfield sull'energia emessa dai suoi soggetti lo hanno portato a verificare se l'applicazione di tali energie a livello esterno potesse indurre cambiamenti in tali campi energetici naturali; ha scoperto che questo era possibile.
Come risultato dell'indicazione di un amico e con una buona dose di "ispirazione divina", Harry è riuscito ad elaborare un metodo per rendere disponibili le energie necessarie; tale metodo, denominato Terapia con Elettro-Cristalli (EleCT), comportava il collegamento di attrezzatura ad oscillatore elettronico con determinati cristalli. I cristalli sfruttano l'effetto piezoelettrico, vale adire che quando la conformazione di alcuni cristalli viene alterata essi emettono elettricità, e viceversa. Deboli segnali inviati ai cristalli determinano l'emissione, da parte dei cristalli stessi, di deboli energie acustiche. Tali energie sono innocue e a malapena rilevabili, tuttavia perfettamente idonee per interagire con i campi energetici dell'organismo di umani ed animali. Da migliaia di anni ai cristalli sono associate naturali proprietà curative; inoltre dispongono delle proprie prerogative naturali di concentrare l'energia e, di fatto, sono trasduttori di energia.

Polycontrast Interference Photography (PIP)
Esaurienti spiegazioni della PIP sono presenti nel libro di Jane e Grant Salomon dal titolo Harry Oldfield's Invisible Universe. La strumentazione della PIP riesce a discernere fra numerose gradazioni o qualità diverse di luce. L'innovazione risiede nel programma informatico e l'esito finale è un'immagine visibile sullo schermo del computer, configurata in forma di bande pulsanti di colore e luce. Quando si registrano le immagini PIP non vi è alcuna necessità di particolari allestimenti, né di turbare alcunché; l'imaging PIP raffigura variazioni dei campi di energia e dalle immagini alcuni professionisti possono conseguire un'accurata valutazione dei campi energetici.
Harry ha scoperto che tutte le immagini PIP del corpo umano indicano strette correlazioni con due sistemi terapeutici noti da migliaia di anni. I raggruppamenti e i vortici di energia rappresentati in forma grafica sono simili ai chakras descritti nella medicina ayurvedica ed ai percorsi dei meridiani energetici della medicina tradizionale cinese.
Ecco, infine, uno strumento non invasivo che descriveva in forma visiva lo stato e il movimento dei campi di forza, impiegando nient'altro che una bobina di Tesla, un chip di computer ed un videoregistratore. Col sistema PIP siamo in grado di osservare dispersioni e blocchi nel flusso di energia, informazioni che possono risultare assai utili nelle valutazioni della medicina naturale, magari per scegliere un regime dell'attrezzatura EleCT di Oldfield o un'altra forma di medicina alternativa (ad esempio agopuntura, omeopatia, riflessologia).Molte di queste modalità si adoperano con successo da secoli, ma sino ad ora hanno evidenziato la carenza di una metodologia di dimostrazione e verifica.
In determinate circostanze, la tecnologia PIP di Harry Oldfield è capace di identificare con esattezza stati di energia disturbata prima che questi vengano evidenziati tramite diagnosi standard, dando ai medici ed ai guaritori l'opportunità di stroncare sul nascere determinati problemi. Le persone a rischio potrebbero sottoporsi regolarmente a screening, in modo da riuscire ad individuare patologie ereditarie o comuni e consentire la somministrazione di cure nel momento in cui l'applicazione è ancora agile, economica ed agevole.
Questa avanguardistica tecnica è stata elaborata per contribuire a migliorare lo stato di salute, tuttavia è divenuto ben presto evidente che poteva essere utilizzata per indagare su fenomeni paranormali, dato che questi ultimi sembrano accompagnati da minute variazioni di energia. Harry aveva occasione di conoscere individui convinti che alcuni problemi di salute avessero un'origine psichica, quindi risultava appropriato prendere in esame gli ambienti potenzialmente psichici nel cui contesto le persone si ammalavano.
Nel libro dei Solomon compare la seguente citazione di Harry:
"Alcuni oggetti emettono luce, tuttavia noi perlopiù 'vediamo' un oggetto poiché la luce da questo riflessa viene percepita come un'immagine nei nostri occhi. Si è reso necessario un dispositivo di interfaccia fotonico con il quale individuare la luce di energia variabile da ambienti mutevoli, che portasse ad un'immagine delle differenze di energia che risultasse significativa, vale a dire la PIP."
Trent'anni orsono Harry era, per sua stessa ammissione, un biologo "newtoniano", interessato unicamente alle prove concrete degli incontrovertibili fatti scientifici; ad ogni modo, attraverso la riflessione, la meditazione, le esperienze personali e, probabilmente, un pizzico di fortuna, Harry ebbe l'opportunità di imbattersi nella PIP e, in seguito, scoprì come determinati cristalli possano essere utilizzati per alterare l'aura e favorire condizioni in cui i disturbi dell'energia possono diminuire o scomparire. "Mi sono sempre riproposto di inventare strumenti che mettano sempre più persone nella condizione di sperimentare in misura maggiore l'universo invisibile."
Nel corso delle sue ricerche potrebbe aver scoperto una nuova forma di energia complessa sulla Terra. Mentre scansionava con la PIP vari cristalli, Harry ha scoperto che circa il dieci per cento di essi presenta all'interno, al di sopra o in prossimità, un'entità ondeggiante precedentemente non rilevata, dotata di una propria aura. Sembra una sorta di lumacone!La prima che ha scoperto è "scomparsa" nuovamente all'interno del cristallo, apparentemente quando ha intuito di essere osservata, ed il computer della PIP si è inchiodato con il messaggio "istruzione non identificata". Oldfield afferma che altri ricercatori hanno confermato in forma indipendente il medesimo fenomeno.

Campi di energia multidimensionali
Il lavoro di Harry Oldfield con i campi di energia ha spianato la strada ad ambiti di ricerca ben più vasti ed affrontato quanto in precedenza non documentato e impenetrabile: l'aldilà ed il continuum spazio-tempo; egli ritiene che l'impronta della storia di fatto perduri. Ecco un'altra citazione tratta dal libro dei Solomon:
"L'asserzione è che altri universi-energia possono esistere su quelli che vengono spesso definiti 'piani di realtà correlati " altre dimensioni in cui la materia vibra a frequenze più elevate rispetto alla materia nel piano fisico. "Sono convinto che quando moriamo accediamo ad un altro regno (o, se preferite, uno stato di coscienza alterato), un'altra ottava superiore nella scala musicale dell'universo. Ritengo che tali regni siano altrettanto reali di quello in cui ci troviamo ora, che definiamo realtà fisica. Si tratta di un più elevato livello di vibrazione, che molti fra noi non riescono a percepire. Credo inoltre nella fondatezza della teoria della non-località del cervello-mente, in cui funzione cerebrale e mentale possono operare in modo indipendente. Per ampliare ulteriormente il concetto, un'altra analogia spesso utilizzata è l'effetto 'fantasma' che talvolta si verifica quando guardiamo la televisione. Mentre siamo sintonizzati su un determinato canale può capitare che, a causa di interferenze di segnale, sullo schermo sia visibile quanto trasmesso da un altro canale. In realtà coesistono due trasmissioni, le quali rappresentano due differenti 'realtà' che occupano il medesimo spazio”.
Questo si collega alle ricerche che Harry ha condotto negli obitori, nello specifico alle scansioni PIP dei corpi di persone decedute all'improvviso, inaspettatamente e di morte violenta, come accade negli incidenti automobilistici. In casi di questo genere spesso si presentavano riscontri di un campo di energia al di sopra o nei pressi del corpo. Harry sostiene che, in base alla sua esperienza, alcuni patologi, coroner ed addetti dell’obitorio percepiscono una presenza nei pressi del cadavere, il che li induce ad essere estremamente rispettosi nello svolgimento delle loro mansioni: egli ha sperimentato di persona una situazione in cui il campo di energia sovrastante la vittima di un incidente avvenuto poco tempo prima pulsava drammaticamente come risposta ad un assistente che pregava sul corpo. In base a tale aspetto egli condivide la prassi, comune a molte religioni, che prevede un "periodo di assestamento" di tre giorni prima della sepoltura o della cremazione.
Harry ha scansionato campi di energia attorno a persone anziane, in attesa di trapassare prevedibilmente “in pace” e circondate dall'affetto dei familiari. La qualità delle scansioni è decisamente diversa da quella derivata da morti violente, il che attesta la validità del lavoro dei volontari degli ospizi e del personale che assiste i malati terminali; tutto questo inoltre reclama l'elaborazione di una "arte del trapasso".
Harry ha in archivio l'immagine di un "mietitore d'anime", un'entità cui il suo gruppo di ricerca ha affibbiato il nomignolo di "Angelos". Harry ritiene che esista una categoria di esseri incorporei, Angeli della Morte per così dire, il cui scopo è quello di confortare e guidare disorientate persone passate a miglior vita; ha scovato numerose entità di questo tipo nel corso di scansioni di cimiteri e camere mortuarie. L'intreccio del classico della cinematografia A Matter of Life and Death (uno dei preferiti di Harry in assoluto) si basa su un "errore" determinato da uno di tali messaggeri.
Nel corso dei primi anni delle ricerche di Oldfield uno dei più significativi incontri psichici ebbe luogo nel 1979, mentre egli era aggregato al Dragon Project, un progetto di ricerca scientifica e di energia naturale inerente a siti megalitici e neolitici, con particolare riferimento al Rollright Circle in Oxfordshire. A Harry fu richiesto di monitorare un solstizio d'inverno con la sua attrezzatura; egli ed altri partecipanti al progetto confidavano che al sorgere del sole, quando i primi raggi di luce avrebbero colpito le pietre, si potessero verificare delle anomalie elettriche.
Mosso dall'entusiasmo e dall'inesperienza giovanile Harry giunse al sito verso le due di notte, molte ore prima del sorgere del sole, onde predisporre la propria attrezzatura all'interno del cerchio di pietre; si trovava lì da solo e decise di entrare nel cerchio. Dirigendosi verso una delle pietre più grandi rivolte ad est, percepì che l'erba sotto i suoi piedi era gelata e friabile. Mentre conficcava i suoi elettrodi nelle fenditure del menhir, ebbe la sensazione di essere osservato; scorse qualcosa con la coda dell'occhio quindi, nella luce della torcia, vide una grande forma scura che gli si avvicinava assai rapidamente. Comprese che si trattava di un grosso segugio delle dimensioni di un alano, ma assai più muscoloso, completamente nero eccetto gli occhi, che riflettevano la luce della torcia.
Harry, grande amante degli animali, si tolse il guanto e lo accolse accarezzandogli la testa ma, quando le sue dita affondarono nel pelo per arrivare lì dove avrebbe dovuto avvertire il tepore della pelle e della carne dell'animale, la mano di Harry si ritrasse, come se fosse stata infilata in un congelatore; egli temeva che, a causa della gelida temperatura della pelle del cane, le punte delle sue dita potessero restarvi appiccicate. Con voce carezzevole mormorò al cane, "Che ci fai in giro in una notte così gelida? Dovresti startene davanti ad un bel fuoco”. Harry era ancora convinto che si trattasse di un cane di qualche fattoria che se ne andava a spasso.
Proseguì nell'allestimento della sua attrezzatura di rilevamento. Un particolare elettrodo risultava particolarmente ostico e non aderiva in modo appropriato, quindi egli esercitò una pressione leggermente più elevata per inserirlo nella fessura, producendo un percepibile rumore di raschiamento. Immediatamente questo atto fece sì che il segugio, che si mosse silenziosamente e digrignando, si trovasse proprio davanti al suo viso; Harry, quantunque allarmato, mantenne il sangue freddo e sussurrò all'animale qualcosa del tipo: "Non preoccuparti. Non sto danneggiando la pietra. Mi trovo qui per imparare da essa." In seguito Harry riferì di non sapere da dove fossero provenute quelle parole ma, in retrospettiva, probabilmente gli salvarono la vita!
Posando nuovamente lo sguardo sulla pietra e poi dove si era trovato il segugio un secondo prima, improvvisamente si ritrovò a pensare: "Accidenti, si muove davvero silenziosamente per un animale di quelle dimensioni!”. Quindi osservò l'erba in corrispondenza della precedente posizione del cane. Le impronte di Harry avevano lasciato tracce assai evidenti sui fili d'erba gelata; tuttavia, lì dove era stato il segugio, non un solo filo d'erba era stato smosso. Inoltre egli si rese conto che puntando la torcia fra sé e la creatura, la condensa del suo respiro era chiaramente visibile, tuttavia non ricordava un fenomeno analogo determinato dall'animale.
Harry optò per un rapido ritorno alla propria vettura, una Austin Maxi di quel periodo, alzò i finestrini e bloccò le portiere. Si mise ad ascoltare la radio e a sorseggiare caffé dal thermos, cercando di convincersi di aver lavorato troppo di immaginazione in quelle ore antelucane.
Un paio di ore più tardi lo raggiunsero alcuni colleghi ed iniziò a sentirsi molto meglio; vide una splendida alba e, quando la luce illuminò il cerchio di pietre, registrò alcune interessanti anomalie elettriche ed acustiche.
Quando il capo progetto lo elogiò per essere stato il primo ad arrivare al Rollright Circle quel giorno, Harry replicò: "Forse sono stato il primo essere umano nel cerchio, ma non ero solo, dato che sono stato raggiunto da un segugio nero." L'espressione stupita del capo progetto confermò ad Harry che era davvero capitato qualcosa di insolito. Convocarono uno storico del luogo e chiesero a Harry di raccontare nuovamente la vicenda; quindi lo informarono di essere stato l'ultimo testimone dello spirito custode di quei luoghi sacri. Il custode in questione è noto con l'appellativo di Black Shep e, talora, di Black Hound of HelI. In seguito Harry venne proclamato l'unico individuo ad aver toccato lo Hound of Hell e ad essere sopravvissuto per raccontarlo!
Verso la fine degli anni '20 o gli inizi degli anni '30 del Novecento, al Black Shep venne associata una morte violenta. Una sera un ubriaco di un villaggio della zona fu visto mentre orinava su una delle pietre del sito. I suoi compari lo avvertirono che il Black Shep l'avrebbe beccato, al che l'uomo replicò maleducatamente che pensassero ai fatti loro. La mattina successiva fu trovato nel mezzo del cerchio, con la gola squarciata ed altre ferite. I poliziotti locali stabilirono che il responsabile dell'episodio era stato un animale selvaggio, forse scappato da qualche zoo, dato che in quel periodo nella campagna inglese non vi era alcun animale selvatico locale, come ad esempio lupi od orsi, capace di infliggere lesioni talmente orrende!

Indagini sull'interferenza fotonica spirituale
Un altro metodo utilizzato da Harry nelle indagini sui fenomeni psichici e paranormali è la fotografia con filtri e reticoli. I filtri scindono la luce in componenti di frequenza diversa, visibili in molteplici colori. In mani esperte e sensibili, questa attrezzatura è in grado di fornire immagini straordinarie, raffiguranti entità altrimenti invisibili.
La teoria di Harry al riguardo si basa sulla non-località di mente-cervello: anche se negli esseri viventi mente e cervello operano di concerto e l'una attraverso l'altro, in determinate circostanze (ad esempio esperienze di quasi morte ed episodi concernenti anestesie in sala operatoria) possono operare in modo indipendente. Ristabilitisi dopo eventi di tal genere, alcuni individui ricordano percezioni visive a distanza e visioni dall'esterno del proprio corpo e, talvolta, conversazioni o eventi cui non avrebbero potuto prendere parte tramite la normale funzione di mente/cervello. Esistono rapporti di persone che, in circostanze di questo tipo, hanno visto parenti, amici e, a volte, persino animali domestici deceduti. Nel contesto della sua teoria Harry arriva ad ipotizzare che la coscienza potrebbe addirittura sopravvivere completamente al distacco dal corpo, ovvero alla morte stessa; egli ha approfondito la propria teoria ed altre teorie interdimensionali, le quali prevedono che esistano universi e dimensioni parallele che, in determinate circostanze, sono in grado di interagire con le nostre.
Harry ritiene che informazioni, forse "fotoni" di frequenza più elevata, siano in grado di confluire nella nostra realtà, interfacciarsi con essa e provocarvi interferenze; egli ha coniato la definizione "interferenza fotonica spirituale" ed usa il filtro per indagare su tali fenomeni. Questa teoria presenta implicazioni anche per infrangere la "barriera della luce", il criterio scientifico secondo il quale nulla è in grado di superare la velocità della luce. Harry pensa che in altri universi la velocità della luce sia diversa. Fra l'altro, con l'ausilio di ricercatori quali il capitano Bruce Cathie, vi sono anche prove emergenti in base alle quali anche sul nostro pianeta la velocità della luce non è costante.

Il microscopio di Oldfield
Il Dr. Harry Oldfield è membro della Royal Microscopical Society di Oxford e della Queckett Society (con sede presso il Museo di Storia Naturale di Londra).Il Microscopio Oldfield, che nel 2006 ha conseguito il brevetto statunitense, utilizza le idee di Harry riguardanti la selezione di appropriate onde luminose per rivelare informazioni sinora ignote, in questo caso a livello microscopico. Una delle caratteristiche principali di tale tecnica di imaging è che batteri, cellule ed altri microrganismi si possono studiare in condizioni di vita e mobilità, senza la necessità di colorare o uccidere i campioni; con tale sistema è possibile colorare microrganismi, cellule e tessuti con la luce. Con un microscopio standard da studenti, equipaggiato con la specifica modifica del Dr. Oldfield, le immagini risultanti sono di straordinaria chiarezza.
Coloro che desiderano avere maggiori informazioni su questa invenzione sono invitati ad accedere a http://www.oldfieldmicro.com, dove li attendono alcune immagini davvero sorprendenti; questa è soltanto una parte della ricerca che si è dipanata nel corso degli anni.
Non molti anni orsono un eminente docente di patologia chiese al Dr. Oldfield di utilizzare il suo microscopio per mostrare la cartilagine ialina, un elemento straordinariamente difficile da colorare e diversificare per il microscopio ottico. Questo evento ebbe luogo nel laboratorio del professore e, successivamente, quest'ultimo fece vedere ad Harry un libro che illustrava campioni colorati di cartilagine, ponendogli la seguente domanda:
"Come considera le sue immagini a paragone di quelle che vede riportate in questo libro?" Dopo una breve esitazione, Harry rispose senza tentennamenti che le immagini del Microscopio Oldfield erano di gran lunga superiori a quelle del testo. Il professore replicò: "Sì, naturalmente lei ha ragione. Inoltre, sono immagini tratte da uno dei miei libri di patologia. Congratulazioni! Lei ha realizzato un grande progresso."

Collaborazione di ricerca negli USA
Alcune delle più recenti attività del Dr. Oldfield lo hanno condotto negli USA, dove sta lavorando a stretto contatto con il Dr. Brian Dailey, MD, FACEP, FACFE, dottore in medicina di emergenza presso il Rochester GeneraI Hospital, Rochester, New York, nonché membro dei consigli di amministrazione e professionale di The Monroe Institute (TMI) della Virginia; il Dr. Claude Swanson, fisico ed autore di The Synchronized Universe: New Science of the Paranormal; il Dr. Norman Shealy, MD, PhD, inventore della macchina TENS nonché autore di Life Beyond 100 e di Secrets of the Fountain of Youth; e Bruce Moen, ingegnere ed autore di cinque libri sulla comunicazione interdimensionale.
Il Dr. Brian Dailey e il Dr. Harry Oldfield si sono incontrati per la prima volta in Islanda nel 2005, in occasione di un convegno di Healing the Healers, nel cui contesto i due hanno scoperto un indirizzo comune nel proprio lavoro, fra cui guarigione con i cristalli e ricerca psichica, in particolare nelI'area delle indagini sulla natura della mente e della coscienza e su come queste potrebbero sopravvivere alla morte del cervello e del corpo. Un aspetto che ha acceso l'interesse di Brian è stata la sperimentazione della osservazione a distanza (RV), nel cui contesto la mente, in modo autonomo, è in grado di viaggiare in un altro luogo, talora attraverso lo spazio e il tempo, e tornare provvista di informazioni che è possibile verificare in seguito. Questo ha un grande valore a sostegno della teoria della non località di mente/cervello.
La loro collaborazione e le loro indagini sono andate avanti ogniqualvolta se ne sia presentata 1'opportunità. Brian ha organizzato per Harry un tour presso i campi di battaglia di Gettysburg della Guerra Civile Americana, allo scopo di reperire in quella zona travagliata qualsiasi riscontro di avvistamenti riportati di fantasmi e manifestazioni. Aggirandosi per i campi di battaglia, non solo hanno osservato e registrato entità disincarnate rimaste dalle battaglie di Gettysburg (utilizzando la PIP e la fotocamera di Harry più filtri), ma anche catturato inconsapevolmente su un video PIP tre velivoli discoidali che si libravano nel cielo terso, non rilevabili ad occhio nudo.
In occasione di questi viaggi Brian ha portato in via non ufficiale Harry a The Monroe Institute in Virginia, dove egli ha avuto modo di visionare un grande cristallo nel mezzo di un campo. Il cristallo in questione, alto oltre sette piedi e largo più di quattro, fa parte di una coppia e si dice che sia uno dei più grandi cristalli di quarzo singoli all'esterno di un museo. Il suo effetto era così potente che se i due studiosi si trovavano con i computer portatili al seguito entro 30 piedi di distanza da esso, il cristallo interferiva con i programmi, provocandone il blocco. Restando al di fuori del cerchio d'influenza, sono riusciti ad utilizzare la PIP per osservare le interazioni dell'energia di Brian con il cristallo, compreso il suo "caricamento" del cristallo con energia utilizzando tecniche Reiki e respirazione speciale; quando Brian rilasciava la propria energia, ciò provocava strane interazioni nel cielo sovrastante. Questi schemi di energia erano visibili soltanto con il loro apparato; ad occhio nudo si vedeva soltanto un limpido cielo azzurro.

L'esperimento con la gabbia di Faraday
In seguito i due ricercatori sono stati condotti ad un laboratorio all'interno di The Monroe Institute, dove hanno incontrato uno dei colleghi di ricerca di Brian e dato dimostrazione dell'apparato.
Quindi si è suggerito di condurre un altro esperimento utilizzando una gabbia di Faraday, onde escludere la possibilità di influssi estranei di tipo elettromagnetico e/o dovuti ad infrarossi; all'epoca è capitato che in laboratorio ce ne fosse una disponibile. Una· gabbia di Faraday è progettata per bloccare all'esterno le frequenze radio e quelle elettromagnetiche. Senza aver avuto il tempo di prepararsi, Harry è stato condotto nella stanza della gabbia di Faraday, con tutta la sua attrezzatura di monitoraggio e l'apparato destinato all’osservazione; all'interno vi era una vasca di galleggiamento riempita con una soluzione riscaldata di solfato di magnesio, o Sale di Epsom, nella quale un soggetto viene adagiato per la conduzione di esperimenti sulla deprivazione sensoriale o esperienze fuori dal corpo.
Dopo aver regolato la fotocamera PIP, Harry è stato invitato a scattare fotografie della gabbia di Faraday vuota, la quale non ha mostrato alcunché degno di particolare interesse e certamente nessuna traccia di infrarosso proveniente dal dispositivo di galleggiamento. Si trattava di una serie molto "tranquilla" di fotografie di controllo, ideale per un esperimento successivo, del cui contenuto egli non aveva alcuna conoscenza anticipata.
Brian quindi si è seduto in mezzo alla stanza in piena vista. Harry è stato invitato a scattare un’altra fotografia di controllo di Brian nella camera. Dopo un breve periodo, Brian ha rivolto lo sguardo verso l'alto e ha detto, "Va bene se faccio entrare alcuni amici?" Harry ha annuito e ha guardato verso la porta dove, con sorpresa, non ha visto nessuno; mentre pensava "Da dove entreranno questi nuovi amici?" nel suo obiettivo hanno cominciato a comparire determinate anomalie luminose. Una di queste era un cerchio di luce al di sopra di Brian, all'interno del quale cominciava ad apparire un volto, il quale è stato inquadrato e registrato. Inoltre, sul lato destro della gabbia di Faraday ha iniziato ad apparire un'altra luce, di natura amorfa, anch'essa debitamente registrata.
In fase di post-analisi, congiuntamente ad una spiegazione di Brian, sembra che quando questi ha chiesto se poteva far entrare alcuni amici ai fini dell'esperimento, egli ha dimenticato di citare che gli amici in questione non appartenevano a questo mondo. In realtà erano due defunti fratelli di Brian, ai quali egli aveva chiesto di unirsi a lui. Brian non era affatto sorpreso dalla comparsa delle due anomalie di luce, poiché in seguito ha detto di aver percepito la presenza dei suoi due fratelli che si univano a lui nel corso dell'esperimento. Harry è stato informato di tutta la questione ad episodio concluso. Le registrazioni sono state consegnate immediatamente a Brian ed ai suoi colleghi.

Harry Oldfield incontra il suo mentore, Bruce Cathie
Nella seconda metà del 2006, Harry Oldfield è rimasto sopraffatto e deliziato dall'incontro con il suo mentore, il capitano Bruce Cathie, avvenuto nella terra natia di quest'ultimo, la Nuova Zelanda. Harry fu ispirato dai primi libri di Bruce, ovvero Harmonic 33, Harmonic 288, etc. Negli anni '70 le teorie di Cathie hanno aiutato Harry a formulare la sua armonica e, secondo le sue speranze, le proprie teorie armoniche; lo hanno aiutato anche a comprendere il suo lavoro iniziale sugli effetti Kirlian, la geometria frattale e i piani di energia della Terra.
Mentre si trovava in Nuova Zelanda, Harry ha discusso con Bruce molte inedite teorie illuminanti ed unificanti, in futuro potenzialmente utili per l'umanità. Harry raccomanda a qualsiasi ricercatore del passato, del presente o del futuro, di procurarsi copie dei libri di Bruce, in quanto inestimabili sotto il profilo teorico ed applicativo.
Il lavoro di ricerca di Harry Oldfield prosegue infaticabile. Con maggiori finanziamenti a disposizione, egli potrebbe portare a termine l'opera che ha avviato in relazione ai suoi numerosi studi, fra cui: indagini frattali sulla composizione e geometria della natura; metodi per disgregare in sicurezza le materie plastiche nell'ambiente con l'ausilio di microrganismi; infine, la sua teoria sull'energia del vortice, che a suo parere potrebbe essere applicata ai tornado onde elaborare sistemi per dissipare la loro potenza distruttiva. Inoltre, Harry vorrebbe applicare alcune sue idee e teorie per ri-ozonizzare lo strato di ozono compromesso e, con l'impiego di tecnologie oceaniche, invertire gli effetti dei gas serra.
Il rispetto che Harry porta alla pulsazione universale ed alla presenza della vita è supremo; egli è convinto che le intenzioni consce e la consapevolezza possono tenere a bada gli schemi negativi di pensiero, ma essere impiegate anche positivamente per influenzare e modificare nel migliore dei modi tali schemi energetici.
In effetti, quello che voi pensate faccia la materia, nell'universo invisibile è davvero importante.

A proposito del Dr. Harry Oldfield:
Harry Oldfield, DHom (Med), ha conseguito l'abilitazione come medico omeopatico nel 1982 e, nel 2000, ha ricevuto una laurea ad honorem (Menzione d'Onore) dal World Peace Center di Puna, India. Nel 2001 è stato visiting professor presso il Dipartimento di Medicina dell'Università di Grenada, è professore honoris causa del Department of Alternative Medicine, Zoroastrian College, Mumbai, India, ed è membro della Royal Microscopical Society, Oxford. Prende parte regolarmente a convegni internazionali in veste di oratore.
Nel Regno Unito ed oltreoceano sono stati pubblicati oltre 100 articoli sulle ricerche del Dr. Harry Oldfield, fra l'altro in pubblicazioni quali il British MedicaI Journal, il MedicaI News Weekly, il Times, il Guardian, il Daily Mail e il New York Times e in tutte le principali riviste di tutela della salute e medicina complementare. Il suo lavoro è stato presentato in programmi televisivi nel Regno Unito ed oltreoceano, più di recente, in una serie televisiva in 15 parti sulla medicina complementare, trasmesso a livello mondiale nel 2001 sul Discovery Health Channel.
Le prime ricerche di Harry Oldfield, in particolare sulla fotografia Kirlian, sono reperibili in “The Dark Side of the Brain”, scritto assieme a Roger Coghill (pubblicato nel 1988 da Element Books è attualmente fuori catalogo, anche se a volte ne sono reperibili copie in Internet).
Il Dr. Oldfield è il soggetto del libro “Harry Oldfield's Invisible Universe” di Jane e Grant Salomon, pubblicato nel 1988 da Thorsons (ISBN 0-7225-3652-6).
I programmi del Dr. Oldfield per il prossimo futuro comprendono:
• una presentazione sulla Terapia con Elettro-Cristallo e la PIP, prevista per il 27 aprile 2007 ci Sarajevo;
• un laboratorio della durata di un giorno destinato agli utenti della PIP, comprendente la presentazione delle sue più recenti teorie, previsto per il 2 giugno 2007 nel Kent;
• un laboratorio della durata di un giorno, assieme al Dr. Brian Dailey, sulla "Visualization of the Energy Field with Insight into Multi-Dimensional Reality", in occasione del 17mo Convegno Annuale dell'ISSSEEM, che si terrà a Boulder, Colorado, il 22 giugno 2007.
Per ulteriori informazioni, visitare i siti web www.electrocrystal.com e www.oldfieldmicro.com.

A proposito dell'Autrice:
Evy King è amministratore delegato della Oldfield Systems Ltd.
Negli ultimi due anni Evy ha accompagnato il Dr. Harry Oldfield nel suo tour mondiale di conferenze e sta lavorando per promuovere l'eterogeneità delle sue ricerche ed invenzioni. Nata in Nuova Zelanda, Evy King è anche un’abile pianista classica e attualmente vive nel Regno Unito.
Nella realizzazione del presente articolo, Evy ha attinto all'articolo di Diane Holland "Harry Oldfield and His lnvisible Universe", pubblicato per la prima volta nel numero di dicembre 1999 di Share International.




Tratto dalla rivista “NEXUS” (NUMERO 68)

giovedì 22 ottobre 2009

Nuovo libro di Pier Paolo Saba. ( ATLANTIDE Dopo la catastrofe nuove ipotesi scientifiche Sardegna nuova Atlantide? )



Sono veramente felice di annunciare l' uscita del nuovo lavoro di Pier Paolo Saba, essendo appunto il vice Responsabile, (Centro di Conglobazione Ricerche Informazioni Paranormali) egli ha lavorato duramente per ricercare in maniera seria informazioni e fotografie riportate tutte in questo bellissimo libro che ho avuto l'onore di vedere prima che      venisse pubblicato, e che consiglio a tutti.

Questo testo non vuole essere una soluzione definitiva alle prospettive degli "Accademici", sostenute in buona fede, a modo loro, dagli studiosi ufficiali, ma soltanto una diversa sottolineatura di inquietanti indizi, sparsi qua e là tra le righe di documenti storici, archeologici, paleografici, che sono in grado di rilanciare, seppure tra mille dubbi, teorie da sempre ritenute "pazzesche" dalla Archeologia e dalla Storiografia ufficiali.
Pier Paolo Saba, è nato a Cagliari nel 1947, ed attualmente vive ad Olbia dal rientro dalla Germania dove è vissuto per lungo tempo. Fin da ragazzo, in lui si è accesa la scintilla e l'interesse per la storia e per l'archeologia, settore nel quale ha studiato seppur da autodidatta, anche se il suo più grande maestro è stato il Prof. Ferruccio Barreca, allora Sovrintendente del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. In quell'ambito ha avuto l'onore e l'occasione di conoscere emeriti studiosi che gli hanno rafforzato la passione per uno studio talmente importante ed approfondito nella ricerca delle origini della sua terra natia. Solo occasionalmente si è soffermato alla composizione del presente testo, attingendo agli appunti che, fin da ragazzo ha sempre conservato gelosamente. Appunti che definisce i suoi "Quaderni", gli stessi ai quali ha attinto e dai quali ha estratto tutto il materiale che gli è servito per legarlo alle conoscenze che ha "incamerato" nel tempo, producendo la presente opera.

Pier Paolo Saba
ATLANTIDE
Dopo la catastrofe nuove ipotesi scientifiche
Sardegna nuova Atlantide?
Anno 2009 Pagine 222
ISBN 9788887393 58-3
€uro20,00

Il Fantasma della bambina sullo stagno..

Da un po’ di tempo alcune persone, che abitavano in un borgo nelle vicinanze di Trecenta, piccola cittadina in provincia di Rovigo, andavano dicendo di vedere il fantasma di una bambina sulla riva di uno stagno adiacente ad una vecchia casa, ormai disabitata da tanti anni. Le testimonianze di coloro che ebbero modo di vederla dicono che si presentava quasi tutte le sere in un vestitino bianco, quasi luminoso, col viso dolcissimo e restava ferma immobile vicino allo stagno per molto tempo, richiamando così l’attenzione di chi passava in quel luogo così poco trafficato. Allo spavento iniziale si andava ad aggiungere la preoccupazione e la curiosità per una presenza alla quale non sapevano dare una spiegazione e più di qualcuno aveva paura di passare di là nelle ore notturne. Quella presenza stava comunque mandando dei messaggi ma che rimanevano incomprensibili. Qualcuno avanzò l’ipotesi che potesse trattarsi dello spettro di una bambina morta annegata in quelle acque molti anni prima.
Della notizia viene a conoscenza Anna, una signora semplice e tranquilla, che possiede capacità sensitive non comuni. Più che incuriosita si sente attratta dall’evento e sente il bisogno di recarsi là, in quel posto dove la bambina continua a mostrarsi. Chiese quindi al marito di accompagnarla in quel luogo all’imbrunire e una volta giunta sul posto si fermò sulla riva dello stagno e aspettò. L’attesa non fu lunga. Le poche notizie che ho sull’evento dicono che la bambina uscì dall’acqua, si fermò sul solito posto e con voce triste rivolta ad Anna disse:
”Mi chiamo …e sono chiusa dentro la casa, non posso uscire…puoi aiutami per favore?…” e poi aggiunse qualche altra cosa della quale non sono stato messo a conoscenza. Anna si congedò dalla giovinetta con un tenero saluto e una promessa.
Nei giorni a seguire Anna si diede un gran da fare e seguendo le dovute procedure burocratiche e richiedendo alcuni permessi entrò in quella casa accompagnata da delle persone autorizzate. Indicò loro, naturalmente sorpresi dalla richiesta, una parete da abbattere, e quando il varco fu sufficientemente grande da potervi guardare oltre, lo stupore e lo sdegno li avvolse in un mutismo irreale. In uno stanzino dalle dimensioni ridottissime, un vestitino bianco copriva i resti di una bambina che aveva trovato la morte in condizioni indescrivibili, rannicchiata su se stessa e dimenticata nel tempo. Quella piccola creatura era stata con molte probabilità murata ancora in vita.

Da quello che so nessuno mai si è interessato a fare luce sul caso. Ai poveri resti fu data cristiana sepoltura e da allora la bambina non si è più mostrata a nessuno.

Dino Colognesi ( Racconto estrapolato da:Centro Accademico Studi Ufologici ).

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Uno strano caso fotografico.

Verso la metà degli anni ottanta, in una cittadina del Rodigino, fervevano i preparativi per l’inaugurazione di un nuovo negozio di oggettistica e articoli da regalo. L’evento era importante sia per la sofisticata struttura dell’ambiente, sia per l’elevata qualità del prodotto che proponeva. Quando tutto fu pronto, arrivò sul posto una troupe televisiva per effettuare delle riprese e preparare un filmato che doveva poi essere proiettato, come messaggio pubblicitario, in alcune sale cinematografiche della zona. Il giorno successivo intervenne anche un fotografo di professione per preparare un servizio che sarebbe stato inserito in una rivista specializzate del settore. Ed è stato proprio in quel giorno che accadde qualche cosa di insolito e senza una spiegazione scientifica. Il professionista posizionò tutta l’attrezzatura e iniziò il suo lavoro. I dati tecnici, le valutazioni, i calcoli, lo studio delle varie angolazioni facevano capire che ci sarebbe voluta l’intera giornata per portare a termine un buon lavoro. Renzo, nome fittizio, che per questione di privacy sostituirà il vero nome, lavorava come commesso nel negozio e aiutava nel limite del possibile il fotografo. Verso le diciassette il professionista disse a Renzo di tenersi pronto perché sarebbe stato inserito in alcune foto che avrebbe fatto di li a poco. Al momento opportuno, il fotografo invitò Renzo a portarsi vicino ad uno scaffale nel quale erano esposti dei calici in cristallo, a portare la mano su uno di essi e a restare fermo immobile. Scattò tre foto da posizioni diverse, poi ordinò a Renzo di portarsi al centro della sala con il calice in mano e di restare ancora una volta fermo immobile. Il fotografo scattò altre tre foto, poi Renzo si spostò dalla parte opposta e raggiunto un vassoio d’argento vi depositò il calice rimanendo ancora una volta immobile per permettere al professionista di fare altri tre scatti. Il servizio fotografico terminò intorno alle venti con gli ultimi scatti alle vetrine illuminate. Il fotografo si congedò dopo una lunga ed estenuante giornata ma visibilmente soddisfatto per il lavoro svolto.
Una decina di giorni dopo, si presentò grattandosi la testa e continuando a ripetere una frase che non prometteva niente di buono: “Mai successa una cosa del genere, è assurdo, in tanti anni di professione non mi è mai successo, non riesco a capire”. Il titolare del negozio e Renzo, sorpresi dall’inconsueto atteggiamento del fotografo, chiesero preoccupati che cosa fosse accaduto, temendo per il buon risultato delle foto. Scuotendo la testa, depositò la borsa sul tavolo e sfilò una voluminosa cartella contenente tutto il materiale, selezionò alcune foto e le depose davanti ai due. Questi le guardarono in assoluto silenzio, poi si scambiarono una rapida occhiata e tornarono a riguardarle chiedendosi che cosa ci fosse di tanto strano in quelle immagini apparentemente perfette. Il fotografo sorpreso rispose: “ Ma non vedete? Guardate bene!”. Il titolare e Renzo riguardarono le foto con più attenzione ma ancora non riuscivano a comprendere. I colori erano bellissimi, la luminosità perfetta, la nitidezza eccezionale, erano a tutti gli effetti delle gran belle foto. Ma mancava qualche cosa. In quelle nove pose mancava Renzo. “Vedete?” aggiunse il fotografo, “…il calice che Renzo teneva in mano c’è, è lì al suo posto e in queste altre vedete il calice sul vassoio? Il calice c’è ma Renzo che lo teneva con la mano non c’è! Io non me lo spiego, non è possibile, o esce tutto o non esce niente!”. Il fotografo aggiunse che aveva poi controllato e ricontrollato tutti i negativi, le varie pose, i numeri dei negativi con i relativi sviluppi, tutto coincideva, tutto era regolare tranne quel piccolo particolare.
Renzo, per niente preoccupato e comunque ignaro di quello che poteva essere accaduto, disse scherzosamente che in seguito sarebbe andato dal medico a farsi visitare.
La documentazione fotografica era comunque sufficiente per essere spedita alla direzione della rivista ma il professionista se ne andò con il viso tirato e visibilmente contrariato per non essere riuscito a trovare una risposta su quanto era successo.
Qualche tempo dopo, su consiglio di alcuni amici, Renzo si avvicinò al fenomeno ufologico, più per curiosità che per cercare delle risposte. Con alcuni amici, membri dell’USAC, si recò anche ad un convegno Internazionale di ufologia che si teneva a San Marino e in quell’occasione ebbe modo di assistere ad una conferenza di un noto ricercatore Americano che portò a conoscenza un caso accaduto negli Stati Uniti dove in una foto mancava una persona che al momento dello scatto si trovava con un gruppo di amici davanti alla macchina fotografica.
Il relatore parlò a lungo di quel caso e aggiunse che in seguito la persona che mancava in quella foto fu sottoposta ad ipnosi e durante le varie sedute portò alla luce tutti i retroscena della sua allucinante esperienza. Il ricercatore spiegava inoltre che senza ombra di dubbio vi sono molti altri casi analoghi, non documentati da foto, dove il soggetto rimane visibile ai presenti mentre nella realtà si trova da tutt’altra parte. Renzo non fu particolarmente colpito dalle affermazioni del relatore, ritenendo che il suo caso non avesse niente a che fare con quello appena esposto dall’illustre ricercatore. Nei giorni a seguire però, Renzo pensò più volte a quelle foto e a quello che raccontavano. Le vedeva e le rivedeva nella sua mente ma c’era un particolare che non riusciva a mettere a fuoco sopratutto per la scarsa importanza che gli aveva dato al momento dei fatti.
Lui stava considerando la possibilità che se nelle prime tre foto era ben evidente il calice di cristallo che teneva in mano sul lato destro della sala e le ultime tre evidenziavano il calice che teneva appoggiato sul vassoio d’argento, in teoria le altre tre foto, che lo avevano ripreso al centro della sala, dovevano mostrare un calice fermo a mezz’aria!
Questo particolare incuriosì particolarmente Renzo tanto che dopo qualche giorno si recò dall’ormai ex datore di lavoro per chiedergli di farsi mostrare le fotografie. Il titolare acconsentì, anche per il buon rapporto di amicizia tra i due e promise che il giorno successivo poteva ritirarle in negozio. Il pomeriggio del giorno successivo, Renzo si recò in negozio e ancora prima del saluto, il titolare, avvicinandosi con aria preoccupata, lo informò che tutto il materiale fotografico, compresi i negativi, erano spariti. Lui e la moglie avevano rovistato dappertutto, anche se erano certi che le foto dovevano trovarsi in un apposito cassetto dove da sempre conservavano solo materiale fotografico. Il titolare tradiva una buona dose di nervosismo mentre parlava, anche perché a quelle foto ci teneva in maniera particolare. Erano la testimonianza di un bell’evento, di qualche cosa di importante, di un obiettivo raggiunto dopo tanti anni di lavoro. Disse a Renzo di ripassare dopo qualche giorno perché avrebbe continuato a cercare quelle foto tanto care, ma credo sia inutile dire che non sono mai più state ritrovate.

La delusione di Renzo era evidente, in quelle foto sperava di ritrovare qualche particolare che lo avrebbe aiutato, qualche ricordo perduto anche se non una risposta plausibile. Quando chiesi a Renzo se al momento del servizio fotografico avesse avuto qualche inspiegabile sensazione o percepito qualche cosa di strano, mi rispose che si trovò estremamente a disagio al momento delle foto, ma niente di più. Nel passato di Renzo si erano già verificati eventi ed esperienze non comuni, raccolti di recente dagli inquirenti dell’USAC.

Dino Colognesi.

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Lorena e il mistero della cantina.
di Dino Colognesi.

L’esperienza vissuta da Lorena è incredibile e per diverso tempo ha sconvolto la sua vita. I fatti risalgono al 1984 a quando Laura, una sua cara amica, andava ad abitare a Villa Estense. Sposata, originaria di Este, si accontentava di vivere per un po’ di tempo in una casa molto vecchia e nella quale, nel corso degli anni, non sono mai stati fatti lavori di restauro o di manutenzione. I pavimenti sono di pietra, i solai di tavole sono sorretti da travi di legno e l’intero ambiente viene riscaldato da una stufa a legna. Ad un lato della casa erbacce e sterpaglie impediscono di avvicinarsi per vedere dei balconi chiusi, sprangati e chiodati.
Non viene stipulato un vero e proprio contratto d’affitto. Comunque alcuni punti sono alquanto discutibili e uno dei quali dice che nessuno, nemmeno lei, può avere accesso ad alcune stanze dell’abitazione. Non può usufruire neppure di uno dei due locali esterni adibito a cantina e così pure dell’ampio scoperto davanti alla casa, coltivato ad orto, e dove al centro sorge un vecchio pozzo.
Laura confessa a Lorena che in quella casa non si sente tranquilla, che nell’aria c’è qualche cosa di strano e che ha paura. Alla coppia nasce un figlio che ben presto da segni di irrequietudine. Capita spesso che si alza di scatto e scappa piangendo cercando di far capire di essere stato molestato da qualch’uno che solo lui comunque riesce a vedere.
Laura un giorno deve uscire e chiede all’amica di assistere il bambino. Lorena, per tutto il tempo, ha l’impressione che una presenza invisibile le stia continuamente girando intorno sfiorandola, osservandola e mettendola a disagio.
Dopo qualche tempo sono in casa da sole quando Lorena chiede con insistenza all’amica di far visita ad una delle stanze chiuse. Tolgono con fatica il grosso filo metallico che blocca la porta e mentre varcano la soglia hanno l’ impressione di fare un salto indietro nel tempo e la netta sensazione di non essere da sole in quel posto.
Hanno il tempo sufficiente per vedere una vecchia sedia a dondolo che occupa il centro della stanza, mobili pieni di polvere, finestre senza le tende ed enormi ragnatele che pendono dal soffitto, poi, l’atmosfera gelida e la strana presenza le fanno desistere, costringendole ad uscire precipitosamente. Provano allora a togliere i chiodi, che bloccano la porta di una delle altre stanze al piano superiore, ma dopo vari ed inutili tentativi rinunciano.
Una notte, poco tempo dopo quella furtiva ispezione, Lorena fa un sogno allucinante. Nel sogno si avvicina alla porta della cantina, toglie i chiodi e le assi che la bloccano ed entra. Improvvisamente la stanza viene avvolta da una luce intensa, irreale, fortissima e vede un grosso coltello conficcato nel muro dal quale esce copioso del sangue mentre una macchia rossa si allarga sulla parete.
Terrorizzata cerca di fuggire ma una forza oscura glielo impedisce costringendola ad assistere a quella diabolica, terribile ed assurda visione.
Quando si sveglia è seduta sul suo letto, tremante e con le mani tra i capelli sta gridando disperatamente.
Nei giorni che seguono si convince sempre di più che una parte di lei sia realmente stata in quella cantina mentre il sogno continua a tormentarla ma preferisce non raccontarlo a nessuno, nemmeno alla sua amica.
Il pomeriggio di una fredda e nebbiosa domenica d’autunno, Lorena si trova a casa di Laura con diversi altri amici. Giocano a carte fino a sera quando decidono di andare a mangiare una pizza tutti insieme. Lorena si affaccia alla finestra e vede una luce che trapela da alcune fessure della porta della cantina e chiede a Laura se qualcuno è potuto entrare dimenticando poi la luce accesa ma l’amica risponde che nessuno può entrare in quella stanza e che non l’ha mai fatto neppure il proprietario. Mentre tutti si affacciano alla finestra incuriositi la porta si sta schiudendo lentamente lasciando passare una fascia di luce intensa, fortissima, irreale che squarcia la fitta nebbia della sera. Rimangono ad osservare per un po’ quell’insolito evento poi uno dei ragazzi si fa coraggio ed incita anche gli altri ad andare a vedere.
Si vestono, escono ed avanzano timidamente a piccoli passi verso quella luce fortissima per poi scomparire dentro la cantina.

Vi rimangono qualche minuto e quando rientrano in casa sono pallidi, smarriti e nessuno di loro parla. Alle insistenti domande delle ragazze uno di loro risponde che ci deve essere stato un cortocircuito e che la luce era talmente forte che non si riusciva a vedere niente. Poi, il ragazzo che accompagna Lorena, chiede insistentemente di tornare a casa. Lorena capisce che in quella cantina è successo qualche cosa di insolito e sulla strada del ritorno chiede più volte al ragazzo di parlare fino a quando, con voce tremante e ancora visibilmente scosso, racconta la sua agghiacciante esperienza.

Un grosso coltello è conficcato nel muro dal quale esce copioso del sangue mentre una macchia rossa si allarga sulla parete. La stanza è avvolta da una intensa luce irreale mentre una forza oscura li immobilizza costringendoli ad assistere a quella assurda e sconvolgente visione.

Lorena rabbrividisce. Nessuno di loro era a conoscenza del suo sogno.

Da quella cupa domenica d’autunno Lorena non è più andata a casa dell’amica fino a quando, qualche tempo dopo, una telefonata della stessa le chiede di farsi vedere perché ha bisogno di parlarle. Quando arriva trova Laura sorpresa della visita e, agitata e confusa, giura di non avere mai fatto quella telefonata. Da quel giorno non si sono mai più riviste.

Ancora oggi Lorena deve trovare una risposta ai suoi interrogativi. Il sogno, la cantina, il sangue, la luce, che cosa volevano dire? Si trattava forse del messaggio incompreso di un’anima perduta? Il tentativo di portare alla luce un’atrocità consumata e nascosta in un angolo buio dimenticato nel tempo? O più semplicemente l’opera di uno spiritello vispo ed intollerante nei confronti di inquilini indesiderati.
La chiave dell’enigma probabilmente l’ha avuta tra le mani ma non ha saputo usarla. Comunque sia il mistero resterà tale, racchiuso segretamente tra le vecchie mura di quella casa.