giovedì 22 ottobre 2009

Nuovo libro di Pier Paolo Saba. ( ATLANTIDE Dopo la catastrofe nuove ipotesi scientifiche Sardegna nuova Atlantide? )



Sono veramente felice di annunciare l' uscita del nuovo lavoro di Pier Paolo Saba, essendo appunto il vice Responsabile, (Centro di Conglobazione Ricerche Informazioni Paranormali) egli ha lavorato duramente per ricercare in maniera seria informazioni e fotografie riportate tutte in questo bellissimo libro che ho avuto l'onore di vedere prima che      venisse pubblicato, e che consiglio a tutti.

Questo testo non vuole essere una soluzione definitiva alle prospettive degli "Accademici", sostenute in buona fede, a modo loro, dagli studiosi ufficiali, ma soltanto una diversa sottolineatura di inquietanti indizi, sparsi qua e là tra le righe di documenti storici, archeologici, paleografici, che sono in grado di rilanciare, seppure tra mille dubbi, teorie da sempre ritenute "pazzesche" dalla Archeologia e dalla Storiografia ufficiali.
Pier Paolo Saba, è nato a Cagliari nel 1947, ed attualmente vive ad Olbia dal rientro dalla Germania dove è vissuto per lungo tempo. Fin da ragazzo, in lui si è accesa la scintilla e l'interesse per la storia e per l'archeologia, settore nel quale ha studiato seppur da autodidatta, anche se il suo più grande maestro è stato il Prof. Ferruccio Barreca, allora Sovrintendente del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. In quell'ambito ha avuto l'onore e l'occasione di conoscere emeriti studiosi che gli hanno rafforzato la passione per uno studio talmente importante ed approfondito nella ricerca delle origini della sua terra natia. Solo occasionalmente si è soffermato alla composizione del presente testo, attingendo agli appunti che, fin da ragazzo ha sempre conservato gelosamente. Appunti che definisce i suoi "Quaderni", gli stessi ai quali ha attinto e dai quali ha estratto tutto il materiale che gli è servito per legarlo alle conoscenze che ha "incamerato" nel tempo, producendo la presente opera.

Pier Paolo Saba
ATLANTIDE
Dopo la catastrofe nuove ipotesi scientifiche
Sardegna nuova Atlantide?
Anno 2009 Pagine 222
ISBN 9788887393 58-3
€uro20,00

Il Fantasma della bambina sullo stagno..

Da un po’ di tempo alcune persone, che abitavano in un borgo nelle vicinanze di Trecenta, piccola cittadina in provincia di Rovigo, andavano dicendo di vedere il fantasma di una bambina sulla riva di uno stagno adiacente ad una vecchia casa, ormai disabitata da tanti anni. Le testimonianze di coloro che ebbero modo di vederla dicono che si presentava quasi tutte le sere in un vestitino bianco, quasi luminoso, col viso dolcissimo e restava ferma immobile vicino allo stagno per molto tempo, richiamando così l’attenzione di chi passava in quel luogo così poco trafficato. Allo spavento iniziale si andava ad aggiungere la preoccupazione e la curiosità per una presenza alla quale non sapevano dare una spiegazione e più di qualcuno aveva paura di passare di là nelle ore notturne. Quella presenza stava comunque mandando dei messaggi ma che rimanevano incomprensibili. Qualcuno avanzò l’ipotesi che potesse trattarsi dello spettro di una bambina morta annegata in quelle acque molti anni prima.
Della notizia viene a conoscenza Anna, una signora semplice e tranquilla, che possiede capacità sensitive non comuni. Più che incuriosita si sente attratta dall’evento e sente il bisogno di recarsi là, in quel posto dove la bambina continua a mostrarsi. Chiese quindi al marito di accompagnarla in quel luogo all’imbrunire e una volta giunta sul posto si fermò sulla riva dello stagno e aspettò. L’attesa non fu lunga. Le poche notizie che ho sull’evento dicono che la bambina uscì dall’acqua, si fermò sul solito posto e con voce triste rivolta ad Anna disse:
”Mi chiamo …e sono chiusa dentro la casa, non posso uscire…puoi aiutami per favore?…” e poi aggiunse qualche altra cosa della quale non sono stato messo a conoscenza. Anna si congedò dalla giovinetta con un tenero saluto e una promessa.
Nei giorni a seguire Anna si diede un gran da fare e seguendo le dovute procedure burocratiche e richiedendo alcuni permessi entrò in quella casa accompagnata da delle persone autorizzate. Indicò loro, naturalmente sorpresi dalla richiesta, una parete da abbattere, e quando il varco fu sufficientemente grande da potervi guardare oltre, lo stupore e lo sdegno li avvolse in un mutismo irreale. In uno stanzino dalle dimensioni ridottissime, un vestitino bianco copriva i resti di una bambina che aveva trovato la morte in condizioni indescrivibili, rannicchiata su se stessa e dimenticata nel tempo. Quella piccola creatura era stata con molte probabilità murata ancora in vita.

Da quello che so nessuno mai si è interessato a fare luce sul caso. Ai poveri resti fu data cristiana sepoltura e da allora la bambina non si è più mostrata a nessuno.

Dino Colognesi ( Racconto estrapolato da:Centro Accademico Studi Ufologici ).

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Uno strano caso fotografico.

Verso la metà degli anni ottanta, in una cittadina del Rodigino, fervevano i preparativi per l’inaugurazione di un nuovo negozio di oggettistica e articoli da regalo. L’evento era importante sia per la sofisticata struttura dell’ambiente, sia per l’elevata qualità del prodotto che proponeva. Quando tutto fu pronto, arrivò sul posto una troupe televisiva per effettuare delle riprese e preparare un filmato che doveva poi essere proiettato, come messaggio pubblicitario, in alcune sale cinematografiche della zona. Il giorno successivo intervenne anche un fotografo di professione per preparare un servizio che sarebbe stato inserito in una rivista specializzate del settore. Ed è stato proprio in quel giorno che accadde qualche cosa di insolito e senza una spiegazione scientifica. Il professionista posizionò tutta l’attrezzatura e iniziò il suo lavoro. I dati tecnici, le valutazioni, i calcoli, lo studio delle varie angolazioni facevano capire che ci sarebbe voluta l’intera giornata per portare a termine un buon lavoro. Renzo, nome fittizio, che per questione di privacy sostituirà il vero nome, lavorava come commesso nel negozio e aiutava nel limite del possibile il fotografo. Verso le diciassette il professionista disse a Renzo di tenersi pronto perché sarebbe stato inserito in alcune foto che avrebbe fatto di li a poco. Al momento opportuno, il fotografo invitò Renzo a portarsi vicino ad uno scaffale nel quale erano esposti dei calici in cristallo, a portare la mano su uno di essi e a restare fermo immobile. Scattò tre foto da posizioni diverse, poi ordinò a Renzo di portarsi al centro della sala con il calice in mano e di restare ancora una volta fermo immobile. Il fotografo scattò altre tre foto, poi Renzo si spostò dalla parte opposta e raggiunto un vassoio d’argento vi depositò il calice rimanendo ancora una volta immobile per permettere al professionista di fare altri tre scatti. Il servizio fotografico terminò intorno alle venti con gli ultimi scatti alle vetrine illuminate. Il fotografo si congedò dopo una lunga ed estenuante giornata ma visibilmente soddisfatto per il lavoro svolto.
Una decina di giorni dopo, si presentò grattandosi la testa e continuando a ripetere una frase che non prometteva niente di buono: “Mai successa una cosa del genere, è assurdo, in tanti anni di professione non mi è mai successo, non riesco a capire”. Il titolare del negozio e Renzo, sorpresi dall’inconsueto atteggiamento del fotografo, chiesero preoccupati che cosa fosse accaduto, temendo per il buon risultato delle foto. Scuotendo la testa, depositò la borsa sul tavolo e sfilò una voluminosa cartella contenente tutto il materiale, selezionò alcune foto e le depose davanti ai due. Questi le guardarono in assoluto silenzio, poi si scambiarono una rapida occhiata e tornarono a riguardarle chiedendosi che cosa ci fosse di tanto strano in quelle immagini apparentemente perfette. Il fotografo sorpreso rispose: “ Ma non vedete? Guardate bene!”. Il titolare e Renzo riguardarono le foto con più attenzione ma ancora non riuscivano a comprendere. I colori erano bellissimi, la luminosità perfetta, la nitidezza eccezionale, erano a tutti gli effetti delle gran belle foto. Ma mancava qualche cosa. In quelle nove pose mancava Renzo. “Vedete?” aggiunse il fotografo, “…il calice che Renzo teneva in mano c’è, è lì al suo posto e in queste altre vedete il calice sul vassoio? Il calice c’è ma Renzo che lo teneva con la mano non c’è! Io non me lo spiego, non è possibile, o esce tutto o non esce niente!”. Il fotografo aggiunse che aveva poi controllato e ricontrollato tutti i negativi, le varie pose, i numeri dei negativi con i relativi sviluppi, tutto coincideva, tutto era regolare tranne quel piccolo particolare.
Renzo, per niente preoccupato e comunque ignaro di quello che poteva essere accaduto, disse scherzosamente che in seguito sarebbe andato dal medico a farsi visitare.
La documentazione fotografica era comunque sufficiente per essere spedita alla direzione della rivista ma il professionista se ne andò con il viso tirato e visibilmente contrariato per non essere riuscito a trovare una risposta su quanto era successo.
Qualche tempo dopo, su consiglio di alcuni amici, Renzo si avvicinò al fenomeno ufologico, più per curiosità che per cercare delle risposte. Con alcuni amici, membri dell’USAC, si recò anche ad un convegno Internazionale di ufologia che si teneva a San Marino e in quell’occasione ebbe modo di assistere ad una conferenza di un noto ricercatore Americano che portò a conoscenza un caso accaduto negli Stati Uniti dove in una foto mancava una persona che al momento dello scatto si trovava con un gruppo di amici davanti alla macchina fotografica.
Il relatore parlò a lungo di quel caso e aggiunse che in seguito la persona che mancava in quella foto fu sottoposta ad ipnosi e durante le varie sedute portò alla luce tutti i retroscena della sua allucinante esperienza. Il ricercatore spiegava inoltre che senza ombra di dubbio vi sono molti altri casi analoghi, non documentati da foto, dove il soggetto rimane visibile ai presenti mentre nella realtà si trova da tutt’altra parte. Renzo non fu particolarmente colpito dalle affermazioni del relatore, ritenendo che il suo caso non avesse niente a che fare con quello appena esposto dall’illustre ricercatore. Nei giorni a seguire però, Renzo pensò più volte a quelle foto e a quello che raccontavano. Le vedeva e le rivedeva nella sua mente ma c’era un particolare che non riusciva a mettere a fuoco sopratutto per la scarsa importanza che gli aveva dato al momento dei fatti.
Lui stava considerando la possibilità che se nelle prime tre foto era ben evidente il calice di cristallo che teneva in mano sul lato destro della sala e le ultime tre evidenziavano il calice che teneva appoggiato sul vassoio d’argento, in teoria le altre tre foto, che lo avevano ripreso al centro della sala, dovevano mostrare un calice fermo a mezz’aria!
Questo particolare incuriosì particolarmente Renzo tanto che dopo qualche giorno si recò dall’ormai ex datore di lavoro per chiedergli di farsi mostrare le fotografie. Il titolare acconsentì, anche per il buon rapporto di amicizia tra i due e promise che il giorno successivo poteva ritirarle in negozio. Il pomeriggio del giorno successivo, Renzo si recò in negozio e ancora prima del saluto, il titolare, avvicinandosi con aria preoccupata, lo informò che tutto il materiale fotografico, compresi i negativi, erano spariti. Lui e la moglie avevano rovistato dappertutto, anche se erano certi che le foto dovevano trovarsi in un apposito cassetto dove da sempre conservavano solo materiale fotografico. Il titolare tradiva una buona dose di nervosismo mentre parlava, anche perché a quelle foto ci teneva in maniera particolare. Erano la testimonianza di un bell’evento, di qualche cosa di importante, di un obiettivo raggiunto dopo tanti anni di lavoro. Disse a Renzo di ripassare dopo qualche giorno perché avrebbe continuato a cercare quelle foto tanto care, ma credo sia inutile dire che non sono mai più state ritrovate.

La delusione di Renzo era evidente, in quelle foto sperava di ritrovare qualche particolare che lo avrebbe aiutato, qualche ricordo perduto anche se non una risposta plausibile. Quando chiesi a Renzo se al momento del servizio fotografico avesse avuto qualche inspiegabile sensazione o percepito qualche cosa di strano, mi rispose che si trovò estremamente a disagio al momento delle foto, ma niente di più. Nel passato di Renzo si erano già verificati eventi ed esperienze non comuni, raccolti di recente dagli inquirenti dell’USAC.

Dino Colognesi.

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Lorena e il mistero della cantina.
di Dino Colognesi.

L’esperienza vissuta da Lorena è incredibile e per diverso tempo ha sconvolto la sua vita. I fatti risalgono al 1984 a quando Laura, una sua cara amica, andava ad abitare a Villa Estense. Sposata, originaria di Este, si accontentava di vivere per un po’ di tempo in una casa molto vecchia e nella quale, nel corso degli anni, non sono mai stati fatti lavori di restauro o di manutenzione. I pavimenti sono di pietra, i solai di tavole sono sorretti da travi di legno e l’intero ambiente viene riscaldato da una stufa a legna. Ad un lato della casa erbacce e sterpaglie impediscono di avvicinarsi per vedere dei balconi chiusi, sprangati e chiodati.
Non viene stipulato un vero e proprio contratto d’affitto. Comunque alcuni punti sono alquanto discutibili e uno dei quali dice che nessuno, nemmeno lei, può avere accesso ad alcune stanze dell’abitazione. Non può usufruire neppure di uno dei due locali esterni adibito a cantina e così pure dell’ampio scoperto davanti alla casa, coltivato ad orto, e dove al centro sorge un vecchio pozzo.
Laura confessa a Lorena che in quella casa non si sente tranquilla, che nell’aria c’è qualche cosa di strano e che ha paura. Alla coppia nasce un figlio che ben presto da segni di irrequietudine. Capita spesso che si alza di scatto e scappa piangendo cercando di far capire di essere stato molestato da qualch’uno che solo lui comunque riesce a vedere.
Laura un giorno deve uscire e chiede all’amica di assistere il bambino. Lorena, per tutto il tempo, ha l’impressione che una presenza invisibile le stia continuamente girando intorno sfiorandola, osservandola e mettendola a disagio.
Dopo qualche tempo sono in casa da sole quando Lorena chiede con insistenza all’amica di far visita ad una delle stanze chiuse. Tolgono con fatica il grosso filo metallico che blocca la porta e mentre varcano la soglia hanno l’ impressione di fare un salto indietro nel tempo e la netta sensazione di non essere da sole in quel posto.
Hanno il tempo sufficiente per vedere una vecchia sedia a dondolo che occupa il centro della stanza, mobili pieni di polvere, finestre senza le tende ed enormi ragnatele che pendono dal soffitto, poi, l’atmosfera gelida e la strana presenza le fanno desistere, costringendole ad uscire precipitosamente. Provano allora a togliere i chiodi, che bloccano la porta di una delle altre stanze al piano superiore, ma dopo vari ed inutili tentativi rinunciano.
Una notte, poco tempo dopo quella furtiva ispezione, Lorena fa un sogno allucinante. Nel sogno si avvicina alla porta della cantina, toglie i chiodi e le assi che la bloccano ed entra. Improvvisamente la stanza viene avvolta da una luce intensa, irreale, fortissima e vede un grosso coltello conficcato nel muro dal quale esce copioso del sangue mentre una macchia rossa si allarga sulla parete.
Terrorizzata cerca di fuggire ma una forza oscura glielo impedisce costringendola ad assistere a quella diabolica, terribile ed assurda visione.
Quando si sveglia è seduta sul suo letto, tremante e con le mani tra i capelli sta gridando disperatamente.
Nei giorni che seguono si convince sempre di più che una parte di lei sia realmente stata in quella cantina mentre il sogno continua a tormentarla ma preferisce non raccontarlo a nessuno, nemmeno alla sua amica.
Il pomeriggio di una fredda e nebbiosa domenica d’autunno, Lorena si trova a casa di Laura con diversi altri amici. Giocano a carte fino a sera quando decidono di andare a mangiare una pizza tutti insieme. Lorena si affaccia alla finestra e vede una luce che trapela da alcune fessure della porta della cantina e chiede a Laura se qualcuno è potuto entrare dimenticando poi la luce accesa ma l’amica risponde che nessuno può entrare in quella stanza e che non l’ha mai fatto neppure il proprietario. Mentre tutti si affacciano alla finestra incuriositi la porta si sta schiudendo lentamente lasciando passare una fascia di luce intensa, fortissima, irreale che squarcia la fitta nebbia della sera. Rimangono ad osservare per un po’ quell’insolito evento poi uno dei ragazzi si fa coraggio ed incita anche gli altri ad andare a vedere.
Si vestono, escono ed avanzano timidamente a piccoli passi verso quella luce fortissima per poi scomparire dentro la cantina.

Vi rimangono qualche minuto e quando rientrano in casa sono pallidi, smarriti e nessuno di loro parla. Alle insistenti domande delle ragazze uno di loro risponde che ci deve essere stato un cortocircuito e che la luce era talmente forte che non si riusciva a vedere niente. Poi, il ragazzo che accompagna Lorena, chiede insistentemente di tornare a casa. Lorena capisce che in quella cantina è successo qualche cosa di insolito e sulla strada del ritorno chiede più volte al ragazzo di parlare fino a quando, con voce tremante e ancora visibilmente scosso, racconta la sua agghiacciante esperienza.

Un grosso coltello è conficcato nel muro dal quale esce copioso del sangue mentre una macchia rossa si allarga sulla parete. La stanza è avvolta da una intensa luce irreale mentre una forza oscura li immobilizza costringendoli ad assistere a quella assurda e sconvolgente visione.

Lorena rabbrividisce. Nessuno di loro era a conoscenza del suo sogno.

Da quella cupa domenica d’autunno Lorena non è più andata a casa dell’amica fino a quando, qualche tempo dopo, una telefonata della stessa le chiede di farsi vedere perché ha bisogno di parlarle. Quando arriva trova Laura sorpresa della visita e, agitata e confusa, giura di non avere mai fatto quella telefonata. Da quel giorno non si sono mai più riviste.

Ancora oggi Lorena deve trovare una risposta ai suoi interrogativi. Il sogno, la cantina, il sangue, la luce, che cosa volevano dire? Si trattava forse del messaggio incompreso di un’anima perduta? Il tentativo di portare alla luce un’atrocità consumata e nascosta in un angolo buio dimenticato nel tempo? O più semplicemente l’opera di uno spiritello vispo ed intollerante nei confronti di inquilini indesiderati.
La chiave dell’enigma probabilmente l’ha avuta tra le mani ma non ha saputo usarla. Comunque sia il mistero resterà tale, racchiuso segretamente tra le vecchie mura di quella casa.






giovedì 15 ottobre 2009

venerdì 2 ottobre 2009

Ematoidrosi o Santificati ?

-Therese Neumann: Costretta a letto da una paralisi, nel 1925 cominciò a sanguinare dalle mani, dai piedi e dalla fronte. L'esperienza si ripetè ogni venerdì, quando riviveva - a quanto diceva - la passione di Cristo. Durante la Settimana Santa queste manifestazioni erano molto accentuate, sicchè sanguinava simultaneamente da tutte le piaghe e dai suoi occhi sgorgavano copiose lacrime di sangue. Al suo funerale furono in molti a piangere questa donna, considerata alla stregua di una santa.

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Una rara situazione patologica, un fenomeno rarissimo quanto ancora poco compreso. Twinkle vive in India e il suo problema è tanto semplice quanto inquietante, sanguina senza essere ferita. Ha una rara condizione definita ematoidrosi che la porta a sanguinare in continuazione senza essere tagliata o ferita. Spesso la giovane ragazza indiana necessita di trafusioni in seguito a forti perdite di sangue dagli occhi, dal naso, dal collo o dal palmo dei piedi.

Gli abitanti del suo villaggio a Uttar Pradesh, in India, credono che la malcapitata sia stata colpita da qualche maledizione e quando passano per strada la disprezzano con urla e imprecazioni, aggiungendole al danno la beffa.

giovedì 3 settembre 2009

Giganti e...." tombe dei Giganti".

Nella mitologia sumera il termine Anunnaki (o Anunnaku), ossia "figli di An", indica l'insieme degli dèi sumeri.

Essi erano costituiti in un'assemblea, presieduta da An, dio del cielo. Tale assemblea si componeva dei sette supremi, di cui facevano parte i quattro principali dei creatori (An, Enlil, Enki, Ninhursag), con l'aggiunta di Inanna, Utu e Nanna e di 50 dei minori, detti anche Igigi.


Secondo Zecharia Sitchin gli Annunaki sarebbero degli alieni provenienti da Nibiru, un pianeta del nostro sistema solare. Secondo questa tesi avrebbero avuto un ruolo importante nella veloce evoluzione della civiltà umana e in particolare di quella sumerica. I signori di Nibiru, sin dall'antichità, sarebbero scesi sulla Terra per sfruttare le risorse minerarie del nostro pianeta. All'inizio furono inviate delle sonde automatiche per verificare l'abitabilità del nostro mondo. Quando il pianeta Nibiru giunse nel punto della sua orbita più vicino alla Terra fu inviata una prima spedizione umana capeggiata da Enlil, un nome che ricorre spesso nella mitologia dei Sumeri. I luoghi scelti furono la Valle del Nilo, la Valle dell'Indo e la Mesopotamia.

Diverse critiche sono mosse a Sitchin, tra cui quella di fondare la sua teoria sulla traduzione generalmente errata sia di singole parole, sia di porzioni di testo. Quando Sitchin elaborò la sua teoria e pubblicò i primi testi, il Sumero era una lingua ancora poco comprensibile e nota solo a pochi specialisti. In seguito alcune pubblicazioni di massa, come il Sumerian Lexicon[1], ne hanno diffuso la conoscenza e permesso di verificare la traduzione di Sitchin.



 Nel 1895 Mr. Dyer nel  corso delle attività minerarie nella contea di Antrim, in Irlanda, scoprì un gigante fossilizzato. L'altezza che presentava era di 3,70 metri, e in più il piede destro presentava sei dita.















Nel MT. Blanco Fossil Museum (USA) è conservato un femore umano lungo "quasi" quanto la statura di un uomo medio, ritrovato in Mesopotamia. L'uomo sarà stato alto almeno circa 5 metri.

Gargayan: scheletro umano alto 5,18 metri.

Ceylon: resti umani di individui alti certamente circa 4 metri. (Come potete notare cari fratelli e sorelle, ed amici i ritrovamenti mostrano che sono esistiti uomini giganti di statura anche maggiore di quei pochi casi di cui la Parola di Dio parla).

Zone sud-orientali della Cina: ossa umane di individui alti certamente più di 3 metri. Furono anche trovati attrezzi dalle dimensioni sconcertanti che per essere maneggiati bisognava avere una forza impressionante e si deve essere alti non meno di 4 metri: 500 asce bipenni del peso singolo di 8 Kg.

Tura, nell'Assam (Pakistan occidentale): scheletro umano dell'altezza di circa 3,35 metri.

Cina meridionale: denti grossi circa sei volte di più dei nostri e sono denti appartenuti ad un uomo gigante.

Isole di Giava 1940: una mascella inferiore appartenente ad un uomo alto certamente circa 3,50 metri per le sue proporzioni.

Nel Tibet: Sven Hedin affermò di avere visto mummie gigantesche nascoste in luoghi molto profondi.

Nei sedimenti lacustri di Ol Dway (in Africa del sud): impronte fossili umane su antichi fanghi pietrificati e che hanno dimensioni esorbitanti.

Australia sud-orientale: impronte su fango pietrificato, scoperte dal paleontologo Rex Gibroy riguardante fossili di giganti: si trattava infatti di mani e di piedi abnormi. Le dita dei piedi misuravano 18,5 cm, mentre la mano dal polso all'estremità del medio misurava 28 cm.

Caucaso: trovati recentemente scheletri di circa 3 metri da antropologi sovietici.

Glozel (Francia): si possono vedere impronte di mani gigantesche di migliaia di anni fa. Nel 1925 furono rinvenuti ossa giganti, utensili e monili di forma enorme.

Nel 1577, Willisau Lucerna: vennero alla luce resti di uno scheletro dalle ossa enormi, che appartenevano ad un uomo alto circa 5,80 metri

Hernan Cortes e quando gli spagnoli con lui sbarcarono in America: furono mostrati dagli indigeni del posto, a Hernan Cortes, ossa gigantesche fra cui un femore lungo quanto un uomo di normale statura, che Cortes spedì al suo re.

California 1810: fu rinvenuto uno scheletro di un gigante, con la stranezza che aveva sei dita ai piedi, ed un cranio di proporzioni davvero abnormi.

Nel Continente Americano, nel 1870: indiani della tribù Omaha dissotterrarono giganti i cui teschi misuravano la bellezza di 60 cm.

A Shemya (Isole Aleutine): vennero ritrovate nel 1943, ossa di proporzioni incredibili, e, crani, anche in questo caso di 50-60 cm.

Agadir (in Marocco): è stato ritrovato un insieme di utensili antichi, utilizzabili stando alle proporzioni, solo da uomini di almeno 4,50 metri di altezza.

Perù, Cina, Italia: denti umani grandissimi sono stati ritrovati in questi paesi. In Cina vengono chiamati "denti di drago".

Chiesetta del Bresciano, San Salvatore: pare che delle ossa gigantesche possano essere osservate attraverso la grata di una cripta.

Nel 1663 nella cittadina di Tiriolo (PR. Catanzaro): nel corso di alcuni scavi emerse una tomba di dimensioni gigantesche e al suo interno uno scheletro enorme di un gigante.

Fernando da Alba, uno storico del periodo della conquista spagnola del nuovo mondo: narrava che i resti di uomini giganti in Messico (nella nuova Spagna) si potevano trovare facilmente.

In Inghilterra: riesumato uno scheletro di un guerriero, il quale misurava un altezza di 2,80 metri.

Giovan Battista, canonico e studioso vercellese, vissuto fra il XVI ed il XVII secolo: trovò nella Chiesa di San Cristoforo, in Vercelli, un dente gigantesco, conosciuto come "dente di San Cristoforo". A Giovan Battista si devono anche gli studi sui giganti di Saletta.

Intorno al 1810, a Braystown (Tennesse): vennero rinvenute orme di piedi umani da sei dita di circa 32 cm di larghezza.

Sull'Isola di Santa Rosa, nel canale di santa Barbara (California): fu ritrovato un teschio appartenente ad un gigante umano.

A Lampock Ranch (California): alcuni soldati rinvennero lo scheletro di un gigante, ma lo sotterrarono nuovamente per ordine di un frate cattolico, poiché i nativi locali erano adirati da tale profanazione, credendo che tali resti appartenevano ad un antico dio.

Negli anni 70 un proprietario terriero, Martinez, in Messico: rinvenne le ossa di due uomini d'indicibile altezza.

Scoperte di ossa di giganti: sono state fatte pure in Marocco, Moravia e Siria.

Nel 1970 in mare a 270 Km da Santiago del Cile: fu rivenuto uno scheletro umano di 2,38 metri.

Punta Santa Elena (in Perù): rivenuti denti umani del peso di 430 grammi.

Lo Storico Erodoto (storie 1-68): narra di un ritrovamento di un gigante di circa 3,10 metri di altezza.  




venerdì 28 agosto 2009

Studiosi e sperimentatori.

 Alexandr Aksakov ( 1832-1903 ) Metapsichista russo, fra i primi e i più autorevoli. Fondò in Germania la rivista " Psychische Studien "e, a Pietroburgo, la rivista " Rebus", entrambe dedicate all'indagine sul paranormale. Tra i medium da lui studiati  furono Eusapia Paladino e, in particolare, Elisabeth D'Espèrance, di cui constatò e riferì la parziale distereosi ( smaterializzazione) durante le sedute in cui venivano prodotti fantasmi nei fenomeni corpuscolari e di Teleplastia. Convinto assertore dello  spiritismo, lo difese in un'opera notissima e divulgata in tutto il mondo; ( Animismus und Spiritismus,1890 ).Inoltre, sulle  materializzazioni della D'Espèrance: Un caso di smaterializzazione parziale del corpo di un medium ( Un cas de dèmaterialisation partielle du corps d'un medium , 1896 ).Importante: I precursori dello spiritismo ( Vorlàufer des Spiritismus, 1898 ).


Robert Amadou / 1924.

Saggista francese.

Curioso di occultismo e studioso di parapsicologia, nella sua principale opera in questo campo, La parapsicologia (1954), addita nella parapsicologia quantitativa l'unica forma di indagine del paranormale veramente scientifica, e nega praticamente la genuinità dei fenomeni psicocibernetici ( fisici o materiali ) per lui dovuti da malafede di chi li provocava, o dovuti a A.C.P. ( allucinazioni collettive paranormali ). Dirige la "Revue de Parapsychologie", organo dell' Institut Mètapsychique International. Altre opere: I grandi medium (1957); La telepatia (1958).

Assagioli Roberto. Psichiatra, membro della Società Italiana di Parapsicologia e presidente del Centro della Società a Firenze, i suoi studi miravano alla ricerca nel campo dei fenomeni puri, dalla diapsichia alla clairvoiance, sperimentando con vari sensitivi. Ha pubblicato numerosi scritti in riviste specializzate e lo studio Parapsychological Faculties and Psychological Disturbances, edito dalla Medical Society for the Study of Radiesthesia di Londra,nel 1958.

Azam Henri. Medico francese di Bordeaux, fra i principali studiosi dell'ipnotismo  nella seconda metà del secolo scorso. Fu tra i primi ad applicare l'ipnotismo alla chirurgia inducendo lo stato di anestesia con mezzi psichici. Nel 1859 constatò l'iperestesia in soggetti magnetizzati i quali udivano il ticchettio di un orologio da tasca alla distanza di circa 9 metri e avvertivano il calore di una mano alla distanza di 40 cm. Studiò il fenomeno delle personalità alternanti nel famoso soggetto Félida, che per tutta la vita alternò due personalità, l'una triste e preoccupata e l'altra gaia ed esuberante.Opera principale: L' ipnotismo e lo sdoppiamento della personalità ( l' hypnotisme et le dèdoublement de la personnalitè, 1887 ).

Babinski Joseph-Francois-Fèlix ( 1857-1932 ).

Medico francese di origine polacca primario di Charcot alla Salpètrière e poi medico degli ospedali di Parigi. Si oppose al suo maestro sostenendo che l'ipnotismo non è fenomeno isterico ma, al pari dell'isteria, un semplice fatto di suggestione. Egli chiamò questo fenomeno " piziatismo " . Legò il suo nome al cosidetto " fenomeno Babinski ", un'estensione dell'alluce che si ha strisciando la pianta del piede contro un corpo cilindrico, ad esempio una matita, e che rivela una malattia del sistema nervoso. Lasciò opere notevoli in particolare sui riflessi, la fisiopatologia del cervelletto e l'isteria.

Backster Cleve. Parapsicologo statunitense, noto per i suoi esperimenti condotti, a partire dal 1966, con elettrodi poligrafi per mettere in luce la capacità di percezione delle piante e dei tessuti viventi. Sembra che alcune piante abbiano fatto registrare reazioni più o meno violente se vicino ad esse venivano uccisi animali, ad esempio gamberi, o altre piante, e perfino se si avvicinava loro qualcuno con l'intenzione di ucciderle. Altri esperimenti furono compiuti su uova, che reagirebbero se altre uova, vicino loro, vengono toccate o rotte. ( Diapsichia )

( Questa pagina viene aggiornata frequentemente )

venerdì 7 agosto 2009

Ufo e Fantasmi....



?



Ho fatto il sevizio militare a Verona al 4 Rep.CAP ( contro aerea pesante ),in giugno del 1958 ho fatto il precampo estivo per i primi 15 giorni.poi dal 15 al 30 giugno per 15 giorni ho partecipato ai tiri contro-aerei nel Poligono di Tiro di Casal Borseti sul mare .Dopo alcuni giorni ho fatto due importanti avvistamenti.Ma,devo dire che i miei primi avvistamenti li ho fatti a Ferrara nel 1954,dopo aver assistito,mio , malgrado a un fenomeno paranormale.Io,credo,che ci sia una correlazione tra fenomeni paranormali o fortiani e gli avvistamenti ufo.
Una sera,verso mezzanotte ero in cucina e alla mia destra c’era una porta che si apriva con un chiavistello o marletta.Era una porta abbastanza vecchia che per aprirsi occorreva fare 2-3 tentativi ,perchè il perno era consumato.Ad un certo punto ho sentito armeggiare alla porta e il chiavistello si alzò 2-3 volte poi rimase in alto e nel più assoluto silenzio la porta cominciò ad aprirsi a scatti e si spalancò fino a toccare il muro incastrandosi sul pavimento dato che normalmente si apriva a metà.Io,allora deridevo coloro che vedevano cose strane e mi alzai dicendo:Chi c’è di là ? Nessuno mi rispose.Mio nonno,mia madre e mia zia erano a letto al piano di sopra e dormivano.Una volta si andava a letto presto.Allora afferrai la porta scostandola dal muro e poi dato che era molto difficile muoverla,sembrava un sasso,io mi misi tra il muro e la porta e mi misi a spingere con tutte le mie forse,ma ad un tratto una forza immane mi schiacciò contro il muro :Allora inarcai il dorso e per 1-2 minuti cercai di contrastare questa forza che voleva schiacciarmi e poi ad un tratto tutto finì e io mi trovai disteso per terra.Intorno a mè silenzio assoluto.Mi recai subito in camera mia e alla mattina non dissi niente a nessuno della mia avventura serale perchè non sarei stato creduto,in casa mia non si parlava di fantasmi.
Ma la storia non finì quella sera ma io abitavo in una casa con un grande orto di 1 ha cominciai a vedere per due o tre mesi cominciai a vedere in cielo degli strani oggetti a forma di pallottola di pistola con la punta tronca con una finestrella a forma di croce illuminata da luce opaca bianca.Questi oggetti ( allora non gli chiamavo ufo) facevano in cielo delle rotte triangolari ,non andavano molto forte ma arrivati ai vertici del ipotetico triangolo si fermavano e poi ripartivano verso l’altro vertice.Ma durante l’estate del 1954 ho assistito ,in presenza di questi oggetti la caduta della banbagia silicea.Erano filamenti lunghi anche 4 metri che si depositavano sugli alberi a mò di neve e poi evaporavano ,ma era tanta la nevicata che sembrava di essere a Natale.Lo strano era ,che quando raccoglievo sulla mano quei fiocchi,questi evaporavano subito e non lasciavano traccia.Allora non dissi niente a nessuno dei miei avvistamenti e bambagia silicea.Sarei stato ricoverato subito in manicomio.
Poi,per 4 anni non vidi più niente,ma quando andai ai tiri contro-aerei ebbi 2 avvistamenti ,che nonostante siano passati 51 anni sono rimasti indelebili nella mia memoria.Ancora oggi,scrivo di getto ,mi ricordo perfettamente tutto.
Un giorno,verso le 13,30,mentre ero sulla spiaggia,non c’èrano esercitazioni,io stavo mangiando un panino col salame e ad un tratto il mare,quel giorno calmo comiciò a ribollire alla distanza di circa un km.sebrava che ci fosse un trottola che mandava in aria zampilli grandi di acqua e spuma biancastra.Data la distanza ,le barche si vedevano molto piccole,io vidi uscire dal mare un’oggetto nero che si intravedeva tra la spuma.Allora mi precipitai sul binocolo di puntamento della Contro aerea leggera,che era li vicino e vidi che questo coso era sollevato dal mare ,sospeso a circa 2 m.e poi cominciò a fare ampigiri verso la spiaggia,sempre a mezz’aria e sotto la superfice del mare era come se tante punte fossero attirate verso l’oggetto.Ma,ad un tratto,mentre lo stavamo guardando scomparve e non lo abbiamo più visto.Il mare tornò calmo.Eravamo in 40 insieme a un capitano il quale disse:Che forse avevamo visto una balena.Una storiella banale a cui io non ho mai creduto.Una settimana dopo,durante i tiri ,io,il sergente e il maresciallo eravamo dentro al Radar Tiro MK 6 e abbiamo visto sul PPI (schermo radar )un oggetto che non si comportava come un’aereo,faceva ampi giri e si muoveva velocemente mentre gli aerei si muovevano sul radar lentamente.Il maresciallo telefonò al comandante di batteria ma questi disse che la cosa non lo riguardava ,dovevamo chiamare noi gli aerei intercettori e anzi dovevo essere,io a telefonare perchè i graduati non dovevano parlare di ufo.Allora feci il numero della base più vicina e mandarono 2 F 84,ma non seppi più niente,ma prima di uscire dal radar mi fecero giurare che non avrei fatto parola con nessuno di quello che era successo quella mattina.

martedì 4 agosto 2009

Robert Dean.

Robert Dean è stato impegnato nel campo della ricerca sugli UFO per gli ultimi 40 anni. Cominciò la sua ricerca mentre era in servizio attivo nell’esercito degli Stati Uniti, in cui militò per 27 anni.
Si ritirò dall’Esercito nel 1976, da veterano altamente decorato, dopo aver combattuto come Comandante di un’unità di Fanteria in Corea e in Vietnam. Militò anche nelle Operazioni di spionaggio da campo in Laos, Cambogia e Vietnam del Nord. Inoltre lavorò per il Quartier Generale Supremo delle Potenze Alleate Europee (S.H.A.P.E.), della NATO, come sergente maggiore ed esperto di spionaggio, con incarichi di qualifica “Top-Secret Cosmico”. Mentre eseguiva questo incarico fornì il suo contributo per il trasferimento del Quartier Generale in Belgio. Dean lavorò nel Reparto Operazioni ed è stato membro dello Staff di Comando Interno e, in tale contesto, ha operato per conto di SACEUR (Comandante Supremo Alleato Europeo), che ha incontrato pressoché ogni giorno.
È stato vice-sceriffo dello Stato dell’Arizona ed ex Direttore della Sezione della Contea di Pima per il Mutual UFO Network, MUFON. Egli è tuttora membro dei MUFON, senza incarichi. È anche membro del Centro per gli Studi sugli UFO (CUFOS), nonché membro della Ancient Astronauts Society, ispirata da von Daniken. Inoltre, precedentemente e per un periodo di 12 anni è stato membro dei Comitato Direttivo dell’Organizzazione di Ricerca dei Fenomeni Aerei (APRO).
È laureato in Storia Antica, Psicologia e Filosofia all’Università dell’Indiana ed ha completato studi vastissimi su Archeologia e Teologia. La sua attuale ricerca comprende lo sviluppo di un processo di sintesi di correlazione, valutazione ed integrazione di dati attraverso un metodo multidisciplinare sia “induttivo” che “deduttivo” nella sua logica.
Robert Dean è stato relatore di innumerevoli conferenze, negli Stati Uniti ed in tutto il mondo ed ha partecipato a numerose trasmissioni televisive, anche in Italia. Attualmente dirige, con la moglie Cecilia, la Stargate lnternational, un istituto le cui attività sono incentrate alla divulgazione della problematica ufologica, all’educazione delle nuove generazioni e alla lotta al cover-up internazionale sulla questione UFO.


Robert Dean è stato impegnato nel campo della ricerca sugli UFO per gli ultimi 40 anni. Cominciò la sua ricerca mentre era in servizio attivo nell’esercito degli Stati Uniti, in cui militò per 27 anni.
Si ritirò dall’Esercito nel 1976, da veterano altamente decorato, dopo aver combattuto come Comandante di un’unità di Fanteria in Corea e in Vietnam. Militò anche nelle Operazioni di spionaggio da campo in Laos, Cambogia e Vietnam del Nord. Inoltre lavorò per il Quartier Generale Supremo delle Potenze Alleate Europee (S.H.A.P.E.), della NATO, come sergente maggiore ed esperto di spionaggio, con incarichi di qualifica “Top-Secret Cosmico”. Mentre eseguiva questo incarico fornì il suo contributo per il trasferimento del Quartier Generale in Belgio. Dean lavorò nel Reparto Operazioni ed è stato membro dello Staff di Comando Interno e, in tale contesto, ha operato per conto di SACEUR (Comandante Supremo Alleato Europeo), che ha incontrato pressoché ogni giorno.
È stato vice-sceriffo dello Stato dell’Arizona ed ex Direttore della Sezione della Contea di Pima per il Mutual UFO Network, MUFON. Egli è tuttora membro dei MUFON, senza incarichi. È anche membro del Centro per gli Studi sugli UFO (CUFOS), nonché membro della Ancient Astronauts Society, ispirata da von Daniken. Inoltre, precedentemente e per un periodo di 12 anni è stato membro dei Comitato Direttivo dell’Organizzazione di Ricerca dei Fenomeni Aerei (APRO).
È laureato in Storia Antica, Psicologia e Filosofia all’Università dell’Indiana ed ha completato studi vastissimi su Archeologia e Teologia. La sua attuale ricerca comprende lo sviluppo di un processo di sintesi di correlazione, valutazione ed integrazione di dati attraverso un metodo multidisciplinare sia “induttivo” che “deduttivo” nella sua logica.
Robert Dean è stato relatore di innumerevoli conferenze, negli Stati Uniti ed in tutto il mondo ed ha partecipato a numerose trasmissioni televisive, anche in Italia. Attualmente dirige, con la moglie Cecilia, la Stargate lnternational, un istituto le cui attività sono incentrate alla divulgazione della problematica ufologica, all’educazione delle nuove generazioni e alla lotta al cover-up internazionale sulla questione UFO.

Progetti militari nazisti.

UFO nazisti (in tedesco Haunebu, Hauneburg-Geräte o Reichsflugscheiben ovvero dischi volanti del Reich) è un'espressione che si riferisce alle affermazioni su ipotetici velivoli ad alta tecnologia o navi spaziali che sarebbero stati sviluppati dalla Germania nazista durante la seconda guerra mondiale e che scienziati nazisti avrebbero continuato a sviluppare nel dopoguerra.
I racconti sugli UFO nazisti sono di frequente collegati all'esoterismo nazista, visto come un'ideologia che ipotizza la possibilità di una restaurazione nazista grazie a mezzi soprannaturali o paranormali, quali presunti contatti con entità extraterrestri.
Questi miti appaiono ispirati dall'effettivo sviluppo di velivoli a reazione da parte della Germania come l'Me 262, di missili guidati o balistici come il V1 e il V2, la cui tecnologia in seguito avrebbe fornito la base per i primi programmi missilistici e spaziali sia dell'Unione Sovietica che degli Stati Uniti.



Le prime affermazioni diverse dalla finzione letteraria sull'esistenza di dischi volanti nazisti comparvero in una serie di articoli a firma dell'esperto italiano di turbine Giuseppe Belluzzo, o riguardanti i suoi studi, pubblicati nel marzo del 1950. Una settimana dopo la pubblicazione degli articoli di Belluzzo, lo scienziato tedesco Rudolph Schriever sostenne di aver sviluppato dischi volanti durante il periodo nazista. L'ingegnere aeronautico Roy Fedden notò come i soli velivoli che potessero avvicinarsi alle capacità attribuite ai dischi volanti erano quelli progettati dai tedeschi sul finire della guerra. Fedden aggiunse inoltre che i tedeschi stavano lavorando a svariati progetti aeronautici piuttosto inusuali:
« Ho visto abbastanza dei loro progetti e piani di produzione da comprendere che se (i tedeschi) fossero riusciti a prolungare la guerra solo per alcuni mesi, avremmo dovuto reggere il confronto con una serie di sviluppi nel combattimento aereo del tutto nuovi e mortali[4] »
Fedden comunque non offrì mai ulteriori precisazioni al riguardo.
Il capitano Edward J. Ruppelt, a capo del Progetto Blue Book dell'aeronautica statunitense, rese nel 1956 la seguente dichiarazione:
« Alla fine della seconda guerra mondiale, i tedeschi stavano sviluppando molti tipi innovativi di aerei e missili balistici. La maggior parte dei progetti si trovavano per lo più allo stadio preliminare, ma si trattava degli unici velivoli conosciuti che avrebbero potuto anche solo avvicinarsi alle prestazioni degli oggetti di cui riferiscono gli osservatori degli UFO.»



I Foo fighters

l termine foo fighter venne coniato da piloti dell'USAF e RAF durante la seconda guerra mondiale per descrivere vari fenomeni di oggetti volanti non identificati (UFO) oppure altri misteriosi fenomeni aerei avvistati nei cieli dell'Europa e dell'Oceano Pacifico. I testimoni di allora spesso pensavano che i cosiddetti foo fighters fossero armi segrete impiegate dal nemico. Nonostante questo assunto, dei foo fighters (di qualsiasi cosa si trattasse) dai rapporti si può concludere che apparentemente non hanno mai cercato di provocare danno né a persone né ad oggetti.



Anche se spesso erano soltanto fenomeni ottici generati da aloni di luce o di fuoco (riflessi con vari meccanismi da nuvole, nebbia o carlinghe degli aerei), molti tipi diversi di fenomeni aerei vennero riportati e classificati come foo fighters.
Un avvistamento notturno data del settembre, 1941 nell'Oceano Indiano ed è omologo ad alcuni rapporti di foo fighter successivi. Dal ponte della nave S.S. Pulaski, (un mercantile polacco che trasportava truppe britanniche), due marinai avvistarono uno "strano globo che brillava di luce verdastra, di circa metà del diametro della luna piena come ci appariva nel luogo." (Clark, 230) Allertarono un ufficiale britannico, che osservò attentamente i movimenti dell'oggetto assieme a loro per più di un'ora.
Il 28 febbraio del 1942, qualche ora prima dalla sua participazione nella Battaglia del mare di Giava, la nave USS Houston avvistò un gran numero di strane, ed inspiegabili scie luminose e luci gialle che illuminarono il mare per molte miglia attorno.
Un avvistamento con successivo rapporto venne fatto nelle Isole Salomone nel 1942 dall'ufficiale dei marines Stephen J. Brickner. Dopo un allerta di raid aereo, Brickner ed altri videro circa 150 oggetti raggruppati in linee di 10 o 12 oggetti ciascuna. Sembravano "oscillare" mentre si muovevano, e Brickner riportò che gli oggetti avevano una superficie simile all'argento lucidato e che sembravano muoversi ad una velocità lievemente superiore rispetto ai comuni aeromobili giapponesi. Descrisse l'avvistamento, dicendo: "Rispetto a tutto quanto, era lo spettacolo nello stesso tempo più sbalorditivo e tuttavia terrorizzante che Io abbia mai visto nella mia vita."

Tra le tante spiegazioni sui foo fighters che spaziano dalla scienza all'esoterismo, c'è anche la teoria che li vuole in stretta relazione con i dischi volanti nazisti.
È stato suggerito che in realtà i foo fighter fossero un'aeronave segreta a forma di disco della Luftwaffe, ribattezzata "feuerfighter" dai tedeschi, anche se questo nome ipotetico é semplicemente una mistura di tedesco e inglese, e dal momento che nessun aeronave di questo tipo é mai stata trovata (a parte dei semplici disegni di progetti non molto definiti), questa spiegazione sembra più probabilmente una leggenda urbana. In effetti, studi sull'ala circolare erano in essere, con progetti dalle caratteristiche fantascientifiche, ma nessun progetto venne mai concretizzato, e nessuno di questi progetti era in ogni caso capace di emettere luce. Più ancora, la serie di tentativi di ottenere velivoli ad ala circolare ottenne alla fine di sviluppare un altro mezzo, l'hovercraft. In ogni caso la Luftwaffe realizzò e fece volare effetivamente d
iversi velivoli dalla forma inconsueta (per l'epoca) e anche gli Stati Uniti costruirono aerei insoliti durante la seconda guerra mondiale, alcuni proprio a forma di disco, che vennero scambiati per dischi volanti.

giovedì 30 luglio 2009

Quanto sanno i militari sul fenomeno UFO ?

Ufo in Gran Bretagna. I documenti sugli 'incontri'.OGGETTI a forma di boomerang avvistati dalla torre di controllo dell'aeroporto; apparecchi triangolari apparsi in cielo per alcuni secondi e poi schizzati via, in verticale, velocissimi. E poi una donna, che mentre portava a passeggio il cane è stata fermata da un 'alieno' biondo con forte accento scandinavo, che le ha parlato dei cerchi di grano, le ha assicurato di venire in amicizia, per poi sparire a bordo di un oggetto volante sferico, bianco-arancione con un gran boato. Ordinari incontri ravvicinati con gli Ufo in Gran Bretagna: almeno a giudicare dalle numerosissime segnalazioni ricevute dal ministero della Difesa britannico, catalogate in documenti ufficiali, da oggi disponibili al pubblico. I file sono accessibili in integrale sul sito dei National Archives.Le segnalazioni, almeno 1200, sono relative agli anni 1987-1993. Proprio a novembre 1987 risale l'incontro della donna con il cane con lo sconosciuto qualificatosi come alieno amico, che, secondo quanto raccontato dalla signora di Norwich, aveva deciso di avvicinarla e parlarle per cercare di stabilire un contatto con gli umani, anche se gli era stato detto esplicitamente di non farlo.Tre anni dopo due controllori del traffico aereo di Heathrow riferirono di aver visto dalla torre di controllo un Ufo nero, a forma di boomerang. Era rimasto fermo per un po', poi si era diretto verso il sole. Una settimana prima c'erano state altre segnalazioni di un qualcosa di anomalo in cielo, a forma triangolare e con tre luci, su una strada costiera a Louth, nel Lincolnshire. Da un terrazzo della capitale britannica nel 1989 venne individuato un oggetto a forma di mezzaluna, simile ad una grandissima banana, "forse blu, con braccia e gambe che pendevano dal basso". E poi bagliori improvvisi, oggetti dalle forme strane, fenomeni difficili da spiegare in modo logico, avvistati in modo piuttosto costante nel corso degli anni.L'ondata di suggestione collettiva non sembra aver preoccupato molto il ministero della Difesa, più concentrato a capire, invece, se quei fenomeni osservati nei cieli di Sua Maestà, non fossero invece nuovi aerei avanzati progettati da russi o americani. Come nel caso della segnalazione da parte degli equipaggi di sei tornado della Raf di un Ufo, nel 1990, che con ogni probabilità era invece un sofisticato Stealth.Altre volte, gli strani episodi avevano spiegazioni ancora più prosaiche: l'ondata di avvistamenti di Ufo nei cieli londinesi nel 1993, rivelano i documenti, era dovuta "quasi certamente" a un dirigibile che, semplicemente, pubblicizzava la nuova Ford Mondeo.Insomma, nessuna forma di intelligenza aliena venuta a studiare da vicino la Terra e a prendere contatti, pare. "La maggior parte delle segnalazioni sono relative a cose normali in contesti straordinari", ammette al sito della Bbc il dottor David Clarke, esperto di Ufo. Che però non se la sente di escludere a priori la possibilità: "Non credo ci siano prove solide del fatto che siamo stati visitati da una forma di vita intelligente, ma non credo neppure che si debba negare totalmente questa evenienza", conclude. La Marina Russa si è finalmente decisa a declassificare alcuni documenti che riguardano la casistica UFO, e fino ad ora gelosamente custoditi negli archivi di quello che un tempo fu il KGB, il servizio segreto dell' ex Unione Sovietica.

La conservazione di questi documenti, classificati top secret non appena un caso di oggetto volante non identificato veniva segnalato da piloti militari, civili, semplici osservatori o studiosi, è stata da sempre una delle priorità del servizio segreto, in quanto considerati come dati di particolare importanza strategica mondiale.

Sino alla caduta del regime sovietico, parlare di UFO è sempre stato tabù. Chi fosse stato sorpreso a parlarne, veniva messo a tacere. Chiunque avesse informazioni utili riguardo al fenomeno, doveva comunicarle agli organi competenti e dimenticarsere. Fino ad arrivare a punire severamente chiunque volesse fare "scherzi" a sfondo ufologico.

Tutto questo fino agli anni '80, periodo in cui iniziò ad esserci una prima apertura nei confronti dell' Occidente. Il Paese poteva guardare qualche rete televisiva internazionale, e ci si accorse che non era un pazzo o uno sprovveduto chi affermava di aver assistito a fenomeni ufologici. Così, pian piano, la cortina di silenzio attorno all'argomento finì per dissolversi, per arrivare alla prima discussione per un dottorato sul tema degli UFO, scritta da Oleg Stolyarov.

Consultando parte dei fascicoli resi pubblici dalla Marina si è venuto a sapere che c'era un gruppo speciale dell' esercito sovietico dedicato alla raccolta di incidenti inspiegabili che riguardavano sottomarini e navi militari russe. Il gruppo, diretto dall' Ammiraglio Nikolay Smirnov, raccolse una quantità decisamente elevata di segnalazioni di UFO marini e di incontri avvenuti sopra e sotto gli oceani di mezzo mondo.

"Il 50% degli incontri UFO dei nostri archivi sono connessi ad attività che riguardano l'oceano. Il 15% con laghi. Quindi gli UFO tendono a prediligere l'acqua" dice Vladimir Azhazha, ufficiale della marina e famoso ricercatore ufologico russo, che sta studiando i fascicoli.

In una occasione, un sottomarino nucleare in missione di combattimento nelle acque dell' Oceano Pacifico ha rilevato la presenza di 6 oggetti non identificati. Dopo che l'equipaggio non riuscì a seminare gli sconosciuti inseguitori, il capitano ordinò di riemergere in superficie, cosa che fecero anche gli oggetti, che uscirono dalle acque dell' oceano per spiccare il volo e scomparire.

Un certo numero di eventi riguardano la regione del Triangolo delle Bermuda, dichiara l'ammiraglio, ormai in pensione, e comandante di sottomarino Yury Beketov. Sostiene che molti dei malfunzionamenti alle apparecchiature elettroniche di bordo siano sati deliberatamente provocati da alcuni UFO che pattugliavano con regolarità l'area.

"In diverse occasioni gli strumenti di bordo hanno rilevato oggetti che si muovevano ad incredibile velocità. I calcoli che abbiamo effettuato portano a supporre una velocità, di circa 400Km/h sotto la superficie marina. Questa velocità è decisamente elevata anche per il movimento di macchine terrestri, ma nell' acqua la resistenza al movimento è superiore. Era come se questi oggetti piegassero le leggi della fisica. C'è solo una spiegazione: le creature che hanno costruito quei velivoli ci hanno soprassato in quanto a tecnologia" dice Beketov.


Il record di velocità del mezzo acquatico di superficie più veloce mai costruito, lo Spirit of Australia, è di 511 km/h, stabilito nel 1978. Questa barca-razzo si muoveva sulla superficie dell' acqua, in condizioni ottimali di vento e con pochissime increspature sulla superficie.
Se ci spostiamo sotto la superficie marina, le cose cambiano parecchio: il sottomarino USS Albacore, che detiene tutt'ora il record di velocità in condizioni ottimali, ha raggiunto il picco di 34,3 km/h. La resistenza dell' acqua è circa 1000 volte superiore a quella dell' aria, e non c'è mezzo manovrato dall' uomo in grado di raggiungere quelle velocità.
Una velocità simile è ottenibile dai siluri a super-cavitazione, che creano una bolla d'aria attorno ad essi per vincere la resistenza dell' acqua, raggiungendo quasi i 400Km/h. MA non hanno possibilità di manovra, hanno una traiettorie rettilinea ed hanno una durata media di 5 Km. Oltre al fatto che non possono uscire dall' acqua ed andarsere come se niente fosse, il loro uso è limitato alle profondità marine.
Con lo stesso principio sono stati progettati alcuni sottomarini a super-cavitazione, in grado di raggiungere l'incredibile velocità di 200 Km/h, come l' Underwater Express, di progettazione statunitense. Ma comunque nulla che fosse presente durante le missioni sovietiche nei Caraibi, nulla che sia attualmente d'impiego negli eserciti di tutto il mondo e niente che possa librarsi dalla superficie dell' acqua e volarsene via.


Un veterano dell' intelligence della Marina russa, Igor Barklay, sostiene che : "Gli UFO oceanici spesso vengono osservati in prossimità di manovre militari nostre o della NATO. Vicino alla Bahamas, Barmuda, Porto Rico. Sono spesso stati visti nelle zone più profonde dell' Oceano Atlantico, nella parte sud del Triangolo delle Bermuda, e nel mar dei Caraibi".

Un altro luogo legato a fenomeni ufologici frequenti si trova nei pressi del Lago Baikal, il lago più profondo del mondo. I pescatori sostengono che potenti luci arrivano dal fondo del lago e se ne vanno volano, dopo essere emerse dalla superficie.
In un caso, nel 1982, un gruppo di subacquei militari in addestramento presso il Lago Baikal è incappato in un gruppo di umanoidi in tute argentee, alla profondità di circa 50 metri, tentando di catturarli. Tre dei subacquei morirono, altri 4 rimasero gravemente feriti.

"Penso a basi subacquee e mi dico: perchè no? Niente dovrebbe essere scartato" sostiene Vladimir Azhazha "Lo scetticismo è la via più semplice: non credere a niente, non fare niente. Le persone raramente visitano le grandi profondità, ed è per questo che è fondamentare analizzare cosa scoprono là sotto."

Un episodio interessante può essere trovato qui (in inglese): http://www.waterufo.net/TheAntillesIncident1.htm
Si tratta di una battaglia al largo della antille tra la USS Destroyer Escord DE-000 ed un gruppo di UFO (The Antilles Incident)

Per il vostro gradimento, ecco un filmato composto da spezzoni di missioni NASA, nei quali sono stati ripresi oggetti volanti non identificati e spesso non spiegabili con qualunque oggetto orbitante di natura umana noto.
USO è l’acronimo inglese di Unidentified Submerged Object o Unidentified Submarine Object, in italiano oggetto sottomarino non identificato (OSNI), analogo a UFO. Con questo termine nell’ambito della ufologia si definiscono gli oggetti avvistati sotto la superficie del mare e che non si è riusciti a ricondurre ad oggetti o mezzi conosciuti. Gli avvistamenti sono meno numerosi di quelli relativi ai più noti UFO.

Molte segnalazioni di USO sono riferite ad oggetti che sarebbero dotati della capacità di muoversi a grande velocità senza apparentemente generare moto ondoso e senza produrre rumore, alcune segnalazioni parlano di oggetti “che escono dall’acqua e spariscono nel cielo” o “di “dimensioni enormi”. A seconda delle opinioni, si tratterebbe di fenomeni naturali, veicoli di nuova concezione, di origine umana (ed esempio militare) oppure extraterrestre, ma ovviamente, la mancata identificazione dell’oggetto lascia libero spazio a qualsiasi supposizione o fantasia. Alcuni utilizzano il termine usologia per indicare la branca dell’ufologia che si occupa dell’indagine su questi fenomeni.

Ogni mese ricevono decine e decine di segnalazioni, alcune delle quali vengono «promosse» al rango di «probabili avvistamenti di ufo». Ma Mauro Luigi Panzera e Giovanni Nicoletti rispettivamente del Cun (centro ufologico nazionale) della Basilicata e della Puglia preferiscono andare cauti con i giudizi e le valutazioni legate all’acquisizione di immagini e foto: «Personalmente - dicono - non riteniamo che la sola presenza di un filmato debba naturalmente conferire una maggiore dignità al caso. 
Anzi, più passa il tempo e più si consolida la diffusione del digitale (soprattutto di videofonini a bassa o a bassissima risoluzione) in mano a gente che al 99 per cento è priva di nozioni elementari di cultura scientifica. Le possibilità che vengano analizzati dei pessimi prodotti sono numerosi. Preferiamo - concludono - di gran lunga un resoconto dettagliato scritto da parte di testimoni che un cattivo filmato, spesso incomprensibile. Certo, se il fenomeno di Vaglio è stato davvero visto da una ventina di persone, il fatto assume maggiore rilevanza». Giacomo Casale, del centro accademico studi ufologici, sottolinea che avvistamenti del genere spesso vengono seguiti da presenze di aerei militari. Si riconoscono per le luci ad intermittenza. 

E nella notte di Vaglio, un’ora dopo l’accaduto, in molti hanno notato nei cieli un aereo. Tanto che qualcuno, sulla scia del precedente avvistamento, ha continuato a parlare di ufo, di fenomeno extraterrestre: «Quando un oggetto viola lo spazio aereo - dice Casale - i radar lo segnalano e scattano i controlli». Insomma, l’Aero - nautica avrà visto qualcosa? «Forse sì - aggiunge Casale - ma da quelle fonti non si avranno mai riscontri. La politica ufficiale dei governi, d’altra parte, è di negare questi fenomeni anche se poi ognuno ha creato archivi sugli avvistamenti. Probabilmente è anche giusto che sia così per evitare un allarme tra la gente»

lunedì 27 luglio 2009

Triangolo delle Bermuda.



Diamo uno sguardo a una tra le più diffuse leggende contemporanee: il triangolo di mare con apice sulle isole Bermuda nel quale navi e aerei spariscono senza lasciare traccia.

Non c’è tratto di mare, probabilmente, che non sia stato interessato da miti e leggende. I marinai sono tradizionalmente superstiziosi, di sicuro lo erano quelli che solcavano mari e oceani a bordo di velieri e imbarcazioni che non avevano né la robustezza né i sistemi propulsivi né gli ausili alla navigazione che caratterizzano i natanti moderni. La leggenda del Triangolo delle Bermuda nasce però in tempi relativamente recenti, anche se poi ha raccolto e inglobato fatti e misteri (veri e presunti) di altre epoche.

SPARIZIONI E LEGGENDE - Il 5 dicembre del 1945 una squadriglia di 5 aerosiluranti Avenger decollò da una base aeronavale della Florida e si diresse verso il mare aperto per una missione di addestramento. I velivoli si persero sul mare e non fecero più ritorno alla base. Fu lanciata un’operazione aeronavale di ricerca e soccorso, che non riuscì a trovare alcuna traccia né degli aerei né dei 14 uomini che componevano i cinque equipaggi. Per di più, uno dei velivoli di soccorso sparì anch’esso con tutto il suo equipaggio di 13 persone, anche in questo caso senza lasciare traccia. Alcuni anni dopo, nel 1950, la sparizione di una nave nella stessa zona di mare diede lo spunto al giornalista E. V. W. Jones di Associated Press per un articolo che citava altri quattro casi simili (fra navi e aerei) che si erano verificati in quell’area a partire dal 1945. Il senso dell’articolo non era quello di insinuare chissà quale mistero, ma di far riflettere sul fatto che nonostante i progressi delle tecnologie aeree e marittime inducessero a pensare che il mondo e i mari erano diventati piccoli, in realtà essi erano ancora grandi, al punto da inghiottire navi e velivoli esattamente come avveniva nell’antichità.

GALEOTTO FU IL LIBRO - L’articolo di Jones presentava una mappa che evidenziava le isole Bermuda, l’isola di Portorico e la penisola della Florida in quanto da quei luoghi erano partiti i voli e le navi che erano scomparsi. Di lì a immaginare un triangolo maledetto il passo fu breve ma il merito di aver reso famoso il mistero del Triangolo delle Bermuda si deve allo scrittore Charles Berlitz e al suo libro The Bermuda Triangle, tradotto anche in Italia con il titolo Bermuda, il Triangolo Maledetto. Il libro fu pubblicato nel 1974 e fu un best seller, complice anche il titolo particolarmente azzeccato (se fosse stato Triangolo della Florida o Triangolo di Puerto Rico non avrebbe avuto lo stesso fascino…). Da allora sono stati scritti numerosi altri libri sull’argomento, e nell’epoca di Internet i siti che ne parlano sono migliaia. La lista di aerei e navi sparite nel Triangolo varia da un autore all’altro, anche sulla base del periodo temporale preso a riferimento. Il sito Bermuda-Triangle elenca ben 125 aerei dal 1945 al 2002 e un’ottantina di navi a partire addirittura dal 1780. Altri siti, però, includono tra gli scomparsi ulteriori aerei e navi, compreso il sottomarino nucleare Scorpion inghiottito dagli abissi nel 1968.

IL MISTERO DEL MISTERO – Ipotesi e teorie, come succede in questi casi, si sprecano. Si va dagli UFO alle porte spazio-temporali verso dimensioni e universi paralleli, dalle cavità gravitazionali ai buchi neri, ma alcuni studiosi e commentatori hanno prospettato spiegazioni più razionali, come quelle di anomalie del campo magnetico terrestre e di improvvisi fenomeni meteorologici (uragani, trombe d’aria). Il mito è così consolidato che il termine Triangolo delle Bermuda è entrato nell’uso corrente, perfino in politica, per esprimere concetti legati al rischio, all’ignoto, alla sparizione (fenomeno che affligge soprattutto il denaro pubblico…). Anche in questo caso, però, siamo in presenza di un mistero che non c’è. Autori come Charles Berlitz hanno esposto i fatti e gli episodi che si accordano alla teoria del mistero, selezionando solo quelli ed ignorando gli altri che la smentiscono. Alcune inclusioni nelle liste degli “scomparsi” sono del tutto arbitrarie e di convenienza. Infine, si tralasciano particolari e scoperte che spiegano buona parte delle sparizioni e si elevano a dignità di fatto quelle che sono semplici dicerie.

FACCIAMO QUALCHE ESEMPIO – La marina americana stilò un rapporto di centinaia di pagine sulla tragedia del dicembre 1945. Dalle conclusioni di quel rapporto sappiamo che l’aereo di soccorso andò perso per un guasto meccanico. Altre unità militari, infatti, videro l’aereo che precipitava in fiamme e rilevarono macchie di carburante nel tratto di mare in cui era precipitato. Le comunicazioni radio provenienti dai cinque aerosiluranti dimostrano che il caposquadriglia, Charles Taylor, aveva perso l’orientamento e riteneva di trovarsi in una posizione diversa da quella effettiva, per cui la rotta impostata per ritornare alla base lo portò sempre più lontano da essa, verso l’oceano, seguito dagli altri piloti della formazione che tra l’altro erano tutti novellini. Quel che è peggio, non era la prima volta che Taylor si perdeva in mare: per ben due volte, nel corso della seconda guerra mondiale, aveva perso la rotta e non era riuscito a ritornare sulla propria portaerei, al punto da essere costretto ad ammarare con il proprio velivolo.

MITI AFFASCINANTI, MISTERI INFONDATI – Questi elementi sono più che sufficienti a spiegare la fine di Taylor e dei suoi sfortunati compagni di missione.Gran parte delle navi e degli aerei che sarebbero spariti nel Triangolo delle Bermuda sono andati perduti in altre zone dell’oceano. Secondo una ricerca del CICAP di tutte le decine di navi elencate da chi crede al mistero del Triangolo, soltanto quattro sono effettivamente scomparse in quell’area. La circostanza trova conferma nei registri della società assicuratrice marittima Lloyd’s dai quali si evince che il numero di navi perse nel Triangolo del Bermuda non è superiore a quello di altre zone marittime altrettanto trafficate. L’aeroporto e il porto di Freeport, nelle Bahamas, si trovano all’interno del Triangolo delle Bermuda e non sembra proprio che ciò abbia mai rappresentato un problema per il traffico aereo e marittimo (particolarmente intenso) che interessa quella località.

Il mito del Triangolo delle Bermuda è quindi un mistero tanto affascinante quanto infondato

sabato 25 luglio 2009

Visioni dei morenti ( Indagine CCRIP )